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APPROFONDIMENTI – Riflessioni associative

Andrea Pirastu * - 29.10.2012 14:48




* Presidente AIOP Sardegna

Questo primo mese di inform@iop ha sicuramente rivoluzionato il sistema di comunicazione interna tra gli Associati e nel contempo ci ha fatto ben capire che nel nostro Paese ci sono, nell’ambito della Sanità Privata, venti regioni che per molti aspetti hanno sistemi normativi differenti. Diversi DRG, diversi sistemi di controllo sui ricoveri, diversi contratti con le Asl e con le Regioni. E nell’ambito di queste diversità si possono trovare anche “follie Vendoliane” come in Puglia dove la Giunta Regionale ha deciso, in piena violazione di ogni principio giuridico di rango costituzionale, di vietare l’utilizzo dei posti letto per i pazienti solventi direttamente attraverso convenzioni con Cassa integrativa o Assicurazioni sanitarie.

Ho fatto questo esempio limite per evidenziare che davanti a certi soprusi è auspicabile che le sedi regionali debbano essere affiancate, supportate, anche a livello mediatico, dalla Sede Nazionale.

Certe Regioni pongono in essere atti nei confronti delle Case di cura illegittimi e spesso degni dei peggiori regimi totalitari degli anni cinquanta.

Siamo in uno stato di diritto e mi si potrebbe rispondere che ci si tutela ricorrendo alla magistratura ordinaria e/o amministrativa. A parte le lungaggini processuali che spesso rappresentano un deterrente alla propria tutela vi è anche il timore di “rappresaglie istituzionali” da parte di chi ha il coltello dalla parte del manico.

Reagire e superare questa mentalità molto italiana: in questa direzione l’AIOP Nazionale, in accordo con le Sedi Regionali, deve armarsi e contestare con una forte campagna giornalistica (a pagamento e non) le “stravaganze” di alcuni Assessori della Sanità, di alcuni manager delle ASL e dirigenti ministeriali e regionali.

Non possiamo non reagire davanti all’arroganza che spesso è strettamente collegata all’ignoranza e superficialità.

Ed è per questo che quando si parla di spending review bisogna alzare la voce e spiegare ai nostri governanti, ai vari livelli, che per l’anno 2012, là dove ci sono contratti in essere con le ASL, nemmeno un euro di budget può essere toccato, in quanto esiste un principio giuridico che prevede l’impossibilità per una legge di avere efficacia retroattiva. E questo lo sa anche uno studente del primo anno di Giurisprudenza.

I tagli alla Sanità devono avere come obbiettivo gli sprechi e non le domande di cura che provengono dai cittadini. E gli sprechi sono nel pubblico. Si vuole recuperare qualche miliardo di euro? Nulla di più semplice. Si incominci ad effettuare i controlli sull’appropriatezza dei ricoveri nei reparti pubblici utilizzando lo stesso sistema di controllo che viene adottato nei confronti delle Case di cura.

La pari dignità tra strutture pubbliche e strutture private accreditate è una conseguenza logica del principio che al paziente deve essere garantita la libertà di scelta del luogo e del medico da cui farsi curare. Sono concetti che l’AIOP ribadisce da decenni ma purtroppo non hanno attecchito molto nella classe politica che ci governa da sempre.

Forse l’esempio più eclatante ma anche molto inquietante è rappresentato da una normativa presente in varie realtà regionali che stabilisce termini diversi per l’accreditamento definitivo delle strutture pubbliche rispetto a quelle private. Ci si riferisce sia ai requisiti strutturali che a quelli organizzativi. Quindi una camera di degenza o una sala operatoria pubblica carente di requisiti è considerata idonea anche se non a norma, mentre i medesimi spazi di una struttura privata o si adeguano ai requisiti di legge o devono chiudere. Lo scandalo non è chiudere le strutture private non a norma ma è lasciare aperte quelle pubbliche fuori norma.

In questi anni le cronache e trasmissioni tipo Striscia la Notizia sono state buone testimoni di questi episodi che sono degni di un paese sottosviluppato.

I vari rapporti Ospedali & Salute presentati negli ultimi anni dall’AIOP hanno messo a nudo gli scandalosi sprechi che si consumano quotidianamente in molte realtà. Sarebbe interessante che in occasione della prossima presentazione del Rapporto Ospedali & Salute ci fosse una breve appendice che metta a fuoco queste discriminazioni legislative tra pubblico e privato presenti in varie realtà regionali.

L’AIOP ha le risorse materiali e umane per contrastare questa realtà ed è per questo che forse la quota annuale che trasferiamo a Confindustria potrebbe essere meglio utilizzato.

Non ho mai visto infatti, a livello nazionale, i vertici di Confindustria fare le barricate per supportare le nostre rivendicazioni. Forse avviene a livello locale in quelle Regioni dove ai vertici di Confindustria sono presenti i nostri validi dirigenti, ma credo si tratti di casi isolati mentre vantaggi concreti, a livello nazionale, non mi sembra ci siano mai stati.

La mia opinione personale è che l’AIOP ha già un “buon vestito” e non ha necessità dell’abito da sera marchiato Confindustria.

Bisognerebbe cassare i 100.000 euro destinati a Confindustria e indirizzarli ad altre iniziative più proficue, soprattutto nel campo della comunicazione esterna, o volte anche ad intensificare pregevoli iniziative come quelle organizzate recentemente sulla Riforma Fornero. Lasciare alle singole Regioni quindi il dialogo e la eventuale collaborazione con le sedi regionali di Confindustria.

Ultima riflessione la voglio fare sul rapporto tra l’AIOP e la Politica. L’iniziativa della dott.ssa Barbara Cittadini, nostra Vice Presidente Nazionale e Presidente dell’AIOP Sicilia, è sicuramente positiva e, al momento opportuno, da ripercorrere a livello nazionale in previsione delle elezioni politiche che si terranno nell’aprile 2013.

Non più con il cappello in mano davanti ai Governatori Regionali di turno o agli Assessori della Sanità di turno ma proposte precise e richieste di impegni a coloro che si candidano a governare.

Non basta fare proclami o apprezzamenti come hanno fatto molti politici, di tutti i colori, anche in convegni e tavole rotonde promosse dall’Aiop. Chi vuole sposare le nostre istanze deve farlo con atti concreti attraverso proposte di legge e un lavoro di sensibilizzazione politica tra i loro colleghi che abitano le stanze dei vari “palazzi”.