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APPROFONDIMENTI GIUSLAVORISTICI – Assistenza del lavoratore tramite difesa tecnica

di Sonia Gallozzi - 20.12.2012 16:01




Capita sempre più spesso che la difesa dei lavoratori ex art. 7 L. 300/70 nell’ambito di procedimenti disciplinari venga richiesta per il tramite di un avvocato e non di un rappresentante sindacale. E’ consentita in questo caso la difesa tecnica?

L’art. 7 della L. 300/70 (“Sanzioni disciplinari”) espressamente prevede che nel corso della procedura disciplinare “il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato…

La Suprema Corte, in numerose e conformi pronunce, ha ribadito che la facoltà di cui all’art. 7 dello Statuto non include il diritto alla difesa tecnica da parte dei legali di fiducia, non essendovi nella su richiamata norma alcun riferimento a detta tipologia di assistenza, che è normalmente prevista nell’ordinamento solo in giudizio (art. 24 Cost. co. 2) e può essere riconosciuta o meno al di fuori di tale ipotesi in base a valutazione discrezionale del legislatore (cfr. ex plurimis Cass. Sez. lav. 11 dicembre 2009 n. 26023; Cass. Sez. Lav. 17 marzo 2008 n. 7153).

Le ragioni di detta esclusione vanno individuate nelle stesse modalità della procedimentalizzazione dell'esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro, che la legge costruisce mediante un complesso modello di collegamento tra esercizio di poteri autoritativi di diritto privato e controllo giudiziale della correttezza dell'esercizio di quei poteri. La Legge n. 300 del 1970 articolo 7 introduce infatti principi di certezza legati alla necessità di una contestazione specifica, definita e immodificabile, ed offre, altresì, attraverso la prevista necessità di preventiva escussione dell'incolpato a sua difesa, una occasione di rimeditazione datoriale e di possibile raffreddamento del mezzo disciplinare prima della irrogazione della sanzione. E’ proprio in questa ottica che è prevista l’assistenza di un rappresentante dell'associazione sindacale di appartenenza del lavoratore o di un rappresentante sindacale designato da costui e non di un difensore.

D’altronde, questa fase del procedimento non ha alcuna dimensione contenziosa e ciò emerge dalla struttura stessa del procedimento disciplinare, dall'ambito interprivato nel quale quel procedimento si svolge, dalla particolare conoscenza che il rappresentante sindacale ha delle dinamiche del rapporto individuale e collettivo nel quale il procedimento è sorto e dalla sua attitudine alla negoziazione.

Ed infatti, la stessa previsione di un successivo collegio di conciliazione e arbitrato dimostra proprio come detta procedura esuli dal procedimento giudiziale, nel corso del quale, diversamente, è prevista l’assistenza di un difensore tecnico.

Né può invocarsi, nel caso che ci occupa, l'articolo 24 Cost., poiché il precetto costituzionale ha riguardo alla tutela giudiziale dei diritti e degli interessi legittimi (“La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”) e non all'esercizio, sia pure regolato per legge, dell'autonomia dei privati.