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APPROFONDIMENTI TRIBUTARI - Nuove regole sulla fatturazione in vigore dal 1° gennaio 2013

Gianfranco Chinellato - 08.01.2013 16:55



[Il presente parere del prof. Chinellato è stato trasmesso ai Soci con circ. AIOP n.5 dell’8 gennaio 2013]

Come noto, l’originario Decreto Legge 11 dicembre 2012, n. 216, "Disposizioni urgenti volte a evitare l'applicazione di sanzioni dell'Unione europea" (Gazzetta Ufficiale n. 288 dell'11 dicembre 2012) – che recepisce le nuove regole sulla fatturazione contenute nella Direttiva 2010/45/UE, “Direttiva Fatturazione” – è confluito, in sede di approvazione, all’interno dell'art. 1, commi da 324 a 335, della Legge di stabilità 2013 (i.e. Legge 24 dicembre 2012, n. 228 - Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012).

Ciò premesso appare utile e opportuno riepilogare, nel seguito, le principali novità relative alle regole di fatturazione e ai relativi adempimenti operativi a partire dal 1° gennaio 2013.



  1. Fatturazione delle operazioni

(Art. 21 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633)

Il recepimento della Direttiva 2010/45/UE sopra richiamata ha comportato, innanzitutto, un ampliamento del contenuto minimo obbligatorio della fattura mediante la previsione delle seguenti ulteriori indicazioni (Art. 21, comma 2 del D.P.R. 633/1972.):

  • il numero di Partita I.V.A. del cessionario o del committente nazionale;

  • il Codice Fiscale del cessionario o del committente nazionale se non agisce nell'esercizio di impresa, arte o professione;

  • il numero di Partita I.V.A. attribuito da un diverso Stato dell'Unione Europea nel caso in cui il cessionario o il committente sia stabilito in detto diverso Stato.

Di talché risulta avallato un comportamento diffuso anche precedentemente alla modifica normativa in quanto, differenti ulteriori adempimenti (i.e. elenco clienti e fornitori e spesometro) già richiedevano, di fatto, ancorché non fosse obbligatorio, l'indicazione in fattura della partita I.V.A. e/o del Codice Fiscale del cessionario o del committente.

In aggiunta a ciò, il nuovo comma 2 dell'art. 21 del D.P.R. 633/1972 precisa che la fattura deve contenere un "numero progressivo che la identifichi in modo univoco" a differenza della precedente formulazione secondo cui "la fattura è numerata e datata in ordine progressivo per anno solare".

Al riguardo è opportuno segnalare che tale diversa indicazione ha sollevato alcuni dubbi interpretativi in quanto sembrerebbe intendere che la numerazione non debba più riferirsi all'anno solare ma, piuttosto, risultare progressiva nel corso della vita del soggetto passivo senza, dunque, la necessità di iniziare una nuova numerazione all'inizio di un nuovo anno solare.

Sebbene auspicabile sul punto un chiarimento da parte dell'Agenzia delle Entrate parrebbe ragionevole considerare corretto il comportamento tenuto fino ad oggi, risultando la fattura progressivamente numerata in ragione dell'anno di emissione (es. 1/2013) senza dubbio univocamente individuata.

  1. Fattura elettronica

(Art. 21, comma 1, del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633)

Le disposizione normative in esame definiscono, altresì, le caratteristiche che deve possedere la fattura elettronica e le condizioni per la sua emissione.

In particolare, il comma 1 dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 è stato integrato con la precisazione che "Per fattura elettronica si intende la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico" – risultando in tal modo esplicitata, per la prima volta nel nostro ordinamento, una precisa definizione normativa – e che il ricorso a tale documento contabile "è subordinato all'accettazione da parte del destinatario".

La nuova scrittura del citato comma precisa, altresì, che:

  • la fattura elettronica si considera emessa al momento della trasmissione o della messa a disposizione del cessionario o committente;

  • l’emissione da parte del cliente residente in un Paese con il quale non esiste alcuno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza sarà consentita a condizione che ne sia data preventiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate (Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno determinate le modalità, i contenuti e le procedure telematiche della comunicazione) e purché il soggetto passivo nazionale abbia iniziato l’attività da almeno cinque anni e nei suoi confronti non siano stati notificati, nei cinque anni precedenti, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali in materia di imposta sul valore aggiunto.

In ogni caso, dovrà essere garantita la conservazione e la leggibilità delle fatture per lo stesso periodo di tempo previsto per gli omologhi documenti in forma cartacea mentre, nel caso di più fatture elettroniche trasmesse con un unico invio allo stesso destinatario da parte del medesimo cedente o prestatore, le indicazioni comuni alle diverse fatture potranno essere inserite una sola volta, purché per ogni fattura sia accessibile la totalità delle informazioni.

  1. fattura semplificata

(Art. 21-bis del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633)

A partire dal 1° gennaio 2013 sarà possibile emettere la fattura in forma semplificata, dotata cioè di un contenuto minimo, per tutte le operazioni di ammontare complessivo non superiore a cento euro (I.V.A. inclusa) e per le note di variazione di cui all'art. 26 del D.P.R. 633/1972.

In particolare, al ricorrere di tali condizioni, è possibile emettere la fattura:

  • indicando al posto dei dati identificativi del cessionario o del committente soltanto il Codice Fiscale o il numero di Partita I.V.A. dello stesso (In caso di cessionario o committente stabilito in un altro Stato dell'Unione Europea è possibile riportare il numero di identificazione I.V.A. attribuito da tale Stato);

  • esponendo, in luogo della base imponibile I.V.A., il corrispettivo complessivo ovvero i dati che permettono di calcolare l'imposta applicata (in altre parole è possibile indicare soltanto il prezzo totale, I.V.A. inclusa, e l’aliquota d’imposta applicata).

Con apposito Decreto Ministeriale, inoltre, il limite per l'emissione della fattura semplificata potrà essere elevato fino a quattrocento euro o addirittura annullato del tutto per specifici settori di attività o particolari tipologie di soggetti.

In ogni caso, l’emissione della fattura semplificata non è ammessa con riferimento alle seguenti tipologie di operazioni:

  • cessioni intracomunitarie (art. 41 del D.L. n. 331/1993);

  • cessioni di beni e prestazioni di servizi, diverse da quelle di cui all'art. 10, numeri da 1) a 4) e 9) del D.P.R. 633/1972, effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro Stato membro dell'Unione europea.