News

APPROFONDIMENTI - Costi standard e regioni benchmark: federalismo sanitario in lista d’attesa

di Enrico Andreoli (Giurista sanitario) - 17.01.2013 11:36

Federalismo sanitario: la nuova frontiera del 2013 per la salute italiana?

Lo scorso 11 dicembre il Governo ha approvato in via d’ufficio il DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) definitorio dei «criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza, per la scelta delle Regioni di riferimento» per la determinazione dei c.d. costi standard.

In poche parole dovranno a breve essere individuate le Regioni virtuose di paragone (traduzione letterale del termine anglosassone) dalle quali emergeranno le tre capofila. Utilizzando una metafora sportiva, la griglia della prima fila insomma dovrà delinearsi in tempi rapidi per giungere al podio definitivo, stante la attuale fase di qualifica e warm-up.

In considerazione verranno presi i conti e i risultati del 2011, prima annualità del federalismo fiscale. Le risultanze saranno di non poco conto in quanto incideranno sui parametri per il riparto dei fondi sanitari per il nuovo anno appena iniziato.

Palazzo Chigi, molto categoricamente, considera «eligibili» gli enti regionali che rispettino i seguenti criteri: garanzia dell’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza); l’assicurazione dell’equilibrio economico-finanziario del bilancio sanitario regionale; la non sottoposizione a Piano di rientro; risultare adempiente in seguito a monitoraggio del Tavolo di verifica degli adempimenti regionali in materia sanitaria. Questa è la prima fase valutativa.

In seguito a tali criteri i Ministeri della Salute e dell’Economia in modalità congiunta dovranno procedere all’identificazione delle Regioni modello, inserendole in una graduatoria da cui, come accennato sopra, verranno estratte le tre c.d. “Sorelle educatrici”.

Secondo lo schema corrente del provvedimento le prescelte dovrebbero essere la Lombardia, il Veneto, l’Umbria, le Marche e la Toscana. La non presenza di una realtà del Sud aveva prodotto la mancata intesa con i Governatori regionali nello scorso mese di ottobre, determinando la presente versione governativa del decreto. Secondo i Presidenti riuniti è palese il disattendimento da parte dell’ente governativo di uno degli intenti preannunciati nello schema legislativo, cioè la garanzia della rappresentatività di ciascuna area geografica (Nord, Centro e Sud): indiziata numero uno la Basilicata (tra l’altro non sottoposta a Piano, pur in una situazione economica instabile).

Il problema di fondo in realtà è culturale.

E’ la prima volta infatti nella sua breve storia che la democrazia repubblicana italiana incontra il dovere di “federalizzarsi” sulla carta (essendo già di fatto uno Stato federale). Ma il federalismo non può essere rivolto come una banderuola a seconda di dove gira il vento (quei tempi sono finiti), avendo bisogno invece di dati oggettivi, di risultati. La sanità italiana pertanto deve essere rigida in questa applicazione in quanto il federalismo sanitario è un porto di approdo, non il molo del varo. Un oceano di correttivi e sperimentazioni è ancora navigabile.

Quindi un federalismo definitivo “in uscita”, concreto.

La prima fase di esame ha una parola d’ordine ben precisa: avere i conti in regola.

Se in base ai quattro criteri di partenza risulteranno meno di 5 Regioni in equilibrio economico-finanziario, potranno essere prese in considerazione, in subordine, anche le Regioni con il disavanzo più basso.

Si aprirà poi la seconda fase di valutazione sulla base di altre tre variabili: punteggio sull’applicazione dei LEA; pesatura dell’incidenza percentuale tra avanzo e disavanzo e finanziamento; punteggio di valutazione della qualità dei servizi su 15 indicatori.

Questi ultimi ricomprendono lo scostamento dello standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza collettiva sul totale della spesa, idem per l’assistenza distrettuale e per quella ospedaliera; le percentuali di dimessi dai reparti chirurgici, i costi per i ricoveri di 1 giorno (day hospital, day surgery) fino alla spesa specialistica di diagnostica, di base e farmaceutica. In base a tutto questo procedimento e insieme a formule matematiche si giungerà all’esito conclusivo: l’indicatore di qualità ed efficienza (Iqe).

La strada per giungere al Collegio delle tre citate Sorelle educatrici (le Regioni benchmark) è tracciata a favore di realtà purtroppo “orfane” di una vera e lungimirante politica sanitaria efficiente che sia di protezione verso coloro che troppo spesso pagano le conseguenze della inefficienza sulla propria pelle, i pazienti.

Sorelle virtuose (almeno per ora e anche loro sub judice, poiché in sanità gli allori sono rischiosi) che dovranno fungere da esempio tangibile e pragmatico per gli altri componenti della Famiglia Italia in modo da remare tutti nella medesima direzione, ognuno con i propri tempi.

La lunga “lista d’attesa” per il decentramento in sanità sta per terminare.

La visita è vicina.