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APPROFONDIMENTI GIUSLAVORISTICI - Aziende che applicano il CCNL che non disciplina l’apprendistato

di Sonia Gallozzi - 07.03.2013 19:00

(Il parere è stato già comunicato ai soci AIOP con circ. 167 del 6/3/2013) 

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro con Prot. 37/0002612 del 5 febbraio 2013 in risposta all’ interpello N. 4/2013, avanzato dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro sulla corretta interpretazione del D.Lgs. 167/2011, inerente il T.U. dell’apprendistato, entrato in vigore definitivamente nell’aprile del 2012, che nel semplificare il sistema delle fonti di regolazione dell’apprendistato, aveva rinviato la sua disciplina alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro o, comunque, ad accordi interconfederali, anche a livello territoriale, ha definitivamente chiarito che, in assenza di un contratto collettivo proprio del settore di appartenenza o nel caso in cui il datore di lavoro applichi un contratto collettivo che non abbia disciplinato l’apprendistato, oppure quando adotti un contratto individuale plurimo, questi può – solo per l’apprendistato – fare riferimento ad una regolamentazione contrattuale di settore affine per individuare sia i profili normativi che economici dell’istituto.

D’altronde, un orientamento diverso sarebbe certamente stato poco in linea con il ruolo conferito dal Legislatore all’apprendistato che, come ricorda il Ministero, nella L. 92/12 è descritto come il principale strumento per lo sviluppo professionale del lavoratore e come la “modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”.

A tal proposito teniamo a precisare come, pur essendo i pareri, con cui il Ministero del Lavoro risponde alle istanze di interpello, atti amministrativi non provvedimentali, questi comunque condizionano, come è naturale, l’orientamento dell’Amministrazione e, nel caso che ci occupa, degli uffici ispettivi del Ministero, con le ovvie conseguenze che – così come disciplinato dalle Circolari del medesimo Ministero nn. 24 e 49 e del 2004 – “nel caso in cui il datore di lavoro provveda ad adeguarsi a quanto forma oggetto della risposta ad interpello, tale comportamento adesivo va valutato ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo (colpa o dolo) nella commissione degli illeciti amministrativi nonché dell’applicazione delle sanzioni civili”.

Con l’intervenuto chiarimento prima illustrato, possiamo ritenere che, non disciplinando il CCNL AIOP la fattispecie dell’apprendistato, le strutture potranno comunque prendere a riferimento CCNL similari, quale il nuovo CCNL AIOP RSA, rifacendosi sia dal punto di vista normativo che economico ai parametri disciplinati dall’Accordo per la regolamentazione dell’Apprendistato, firmato il 27/12/2012, consultabile nella parte “Normativa/CCNL” del sito www.aiop.it.

Si segnala, altresì, che il Ministero del Lavoro con circolare n. 5 del 21 gennaio 2013 ha fornito chiarimenti interpretativi in merito ad alcuni aspetti dell’apprendistato, focalizzando l’attenzione sulle violazioni del Testo Unico che comportano sanzioni a carico di quei datori di lavoro che non ottemperino l’obbligo formativo previsto.

Occorre premettere che il Testo unico prevede che, nel caso in cui il datore di lavoro venga meno all’erogazione “della formazione di cui sia esclusivamente responsabile”, è tenuto a erogare all’apprendista, oltre alla contribuzione versata, “quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione.” Per l’applicazione del regime sanzionatorio è necessario, pertanto, che la formazione mancata sia di esclusiva responsabilità del datore di lavoro. I profili sanzionatori, invece, si realizzano in presenza del duplice requisito della esclusiva responsabilità del datore di lavoro e della gravità della violazione, tale da impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo.

Se la violazione dell’obbligo formativo è esclusiva responsabilità del datore di lavoro ed è grave al punto di impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo, scatta la conversione del rapporto in lavoro dipendente a tempo indeterminato e la sanzione amministrativa del doppio della differenza tra la contribuzione versata in misura agevolata e quella dovuta in base al livello di inquadramento contrattuale che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine dell'apprendistato.

Tuttavia, nessuna sanzione può essere irrogata se il datore di lavoro non effettua la formazione prevista dal piano individuale nel primo anno; mentre, saranno applicate sanzioni amministrative e di conversione del rapporto se nel secondo anno il datore di lavoro non svolge almeno il 40% delle ore di formazione accumulate - somma delle ore del primo anno con la quota parte delle ore riferite ai mesi trascorsi del secondo anno rispetto al momento della verifica - oppure, nel terzo anno, il 60% delle ore accumulate. Se il datore di lavoro ha rispettato il numero minimo di ore, secondo queste disposizioni, l’ispettore impartisce le disposizioni per il recupero, entro un certo termine, delle ore mancanti. In caso di mancanza anche delle ore minime di formazione saranno applicate invece le sanzioni previste dalla legge.