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APPROFONDIMENTI - Verona: primo intervento in Europa di chirurgia protesica robotica d’anca

 - 07.03.2013 13:36

Enrico M. Andreoli (*) Giurista sanitario

Inizia una nuova era, più tecnologica, per la chirurgia specializzata italiana. Nello scorso mese di dicembre, infatti, presso la Casa di cura San Francesco di Verona, struttura accreditata con il SSN sono stati eseguiti per la prima volta con esiti più che positivi i primi due interventi di sostituzione protesica d’anca mediante procedura robotica sul suolo del Vecchio Continente. Ma la cosa più importante da sottolineare è che questo rappresenta non solo un faro apripista a livello europeo, ma si tratta anche delle prime operazioni in assoluto realizzate al di fuori dei borders USA, leader indiscussa da sempre dell’innovazione tecnologica chirurgica.

La nuova metodologia rappresenta attualmente la forma più avanzata del trattamento di sostituzione di questa complessa articolazione. Gli outcomes, i risultati, sono evidenti: seguendo la casistica temporalmente più recente si giunge ad una durata della protesi a 15 anni dall’intervento. Autore dello storico passo avanti il dott. Piergiuseppe Perazzini, esperto della chirurgia robotizzata in quanto nel gennaio 2011 aveva già provveduto ad eseguire un intervento ben riuscito di protesi al ginocchio. Indispensabile è la dotazione tecnologica della struttura, la quale usufruisce del sistema robotizzato Rio della Mako Surgical, azienda a stelle e strisce di Fort Lauderdale e utilizzata dalla clinica diretta dal dott. Jon Dounchis a Naples, Florida.

La technique, introdotta negli Stati Uniti nel 2012, permette un’analisi alquanto precisa su tutti i parametri anatomici del paziente, sulla morfologia e la taglia dell’impianto ed una pianificazione preoperatoria del posizionamento finale della protesi. La preparazione delle superfici articolari, destinate ad accogliere la protesi non cementata, viene eseguita con strumentazione ad hoc, sotto la guida del sistema robotizzato in modo da rendere il sistema preciso e ripetibile. I sensors applicati nell’articolazione del paziente dialogano con il software, fornendo al chirurgo le informazioni necessarie per il corretto posizionamento delle componenti protesiche sulla base della pianificazione.

Gli effetti di riuscita sono molteplici: massima precisione, ripristino del corretto centro di rotazione dell’anca, accorciamento dei tempi di degenza e di recupero. Nello specifico il chirurgo veronese ha proceduto all’impianto di due artroprotesi d’anca in pazienti affetti da coxartosi. La nuova metodica del braccio robotico ad alta precisione manovrato direttamente dal surgeon riduce al minimo il margine di errore nel posizionamento della protesi, che è la principale causa di instabilità e di lussazioni, con frequente necessità di reintervento. Il corretto funzionamento biomeccanico elimina la sintomatologia dolorosa legata alla mobilizzazione dell’impianto a breve-medio termine e il rischio di dismetrie (differenze di lunghezza) degli arti inferiori.

«Questo evento – precisa il dott. Perazzini – rappresenta un passo avanti notevole nel campo della chirurgia protesica d’anca, poiché la procedura robotizzata permette di operare i pazienti in modo più preciso ed efficace, determinando percentuali maggiori di guarigione, maggior soddisfazione e attività dei pazienti e un ridimensionamento della spesa economica e sociale per la gestione delle complicanze di questi interventi».

Aldo Cerruti, Presidente di Ab Medica S.p.a., azienda distributrice del Sistema Mako in Italia afferma «Questi interventi, primi in Europa, rappresentano un importante primato, oltre a essere motivo d’orgoglio per la nostra realtà che crede ed investe ogni giorno nelle tecnologie medicali più avanzate». I robot chirurgici americani si sono “protesi” fino all’Antica Europa ed esattamente in questo eremo tranquillo e innovativo del Nord Italia. Una vis roboris, una vera forza dell’innovazione, del futuro. Un esempio di modernizzazione che certamente non potrà non avere degli effetti positivi per l’immagine della salute della Penisola.

E San Francesco con le sue “creature” tecnologiche e “naturalmente” autonome dialoga amabilmente e “canta”. Un canto robotico che cum grande humilitate giungerà molto lontano.

La notizia dell’intervento era già apparsa su Informaiop n.20 del 18/1/2013.