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APPROFONDIMENTI RETRIBUTIVI - Auto e fringe benefit: una guida operativa

di David Trotti - 07.03.2013 13:40


David Trotti

Consulente del lavoro e membro tecnico Commissione RSA Aiop



Parliamo in questa occasione di quelli che nel gergo tecnico vengono chiamati fringe benefit e che dai non tecnici vengono apprezzati per il loro trattamento fiscale e previdenziale, inferiore rispetto al regime ordinario. Dal punto di vista della definizione i fringe benefit risultano i beni e servizi aggiuntivi o integrativi liberamente dati o contrattati che incentivano alcuni o tutti i dipendenti. Essi aumentano la retribuzione ed in genere perseguono il fine di sostenere e/o incentivare la prestazione del dipendente. Tipologie di fringe benefit sono: la concessione dell'auto aziendale, la concessione di prestiti a condizioni particolarmente vantaggiose, i buoni pasto, ecc.

Il termine deriva dalla cultura anglosassone e la sua traduzione letterale è "benefici marginali"; dal punto di vista sindacale e dei lavoratori con questo termine, invece, si intendono "compensi ulteriori“ e vengono “vissuti” come valori aggiuntivi che il datore di lavoro attribuisce o concorda (collettivamente o individualmente) con i lavoratori a complemento della normale retribuzione in denaro.

Questa ultima considerazione ci introduce al nocciolo della questione, i fringe benefit (per brevità da ora benefit) fanno parte della retribuzione. Retribuzione che il Legislatore ha definito dal punto di vista delle categorie reddituali come reddito di lavoro dipendente. Secondo il TUIR costituiscono tale reddito tutte le somme e i valori (intendendo con tale espressione la quantificazione dei beni e dei servizi) che il dipendente percepisce nel periodo d'imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro e, quindi, tutti quelli che siano in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro, anche se non provenienti direttamente dal datore di lavoro. Si considerano percepiti nel periodo d'imposta anche le somme e i valori in genere corrisposti entro il 12 del mese di gennaio, dell'anno successivo, se riferiti all'anno precedente.

Abbiamo detto, attraverso le parole del legislatore fiscale, che fanno parte della retribuzione, ma essi non sono denaro e pertanto la norma ha dovuto definire un criterio per “pesarli”/dimensionarli”. Tale criterio è stato individuato nel valore normale:

Per valore normale, si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d'uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore.”

Fatte le premesse generali affrontiamo in questo intervento uno dei benefit più utilizzati: le auto in uso al dipendente.

In prima battuta è opportuno in questo contesto chiarire la distinzione tra i vari tipi di veicoli con cui potremmo avere a che fare:

  • autovetture: sono i veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo 9 posti, compreso quello per il conducente;

  • autoveicoli per trasporto promiscuo: sono i veicoli con una massa complessiva, a pieno carico, non superiore a 3,5 tonnellate o 4,5 se a trazione elettrica o a batteria, destinati al trasporto di persone e cose e aventi al massimo 9 posti, compreso quello del conducente;

  • autocaravan: veicoli che hanno una speciale carrozzeria e attrezzati per essere adibiti al trasporto e all'alloggio al massimo di 7 persone, compreso il conducente.

All’interno di queste categorie (definite dalla legge) dobbiamo concentrarci sulla tipologia che ci interessa di più, ai fini operativi, quella delle autovetture/autoveicoli ad uso promiscuo e cioè sostanzialmente le auto che vengono concesse ai dipendenti e che essi utilizzano sia a fini aziendali che lavorativi.

Essi vengono “tassati” secondo un criterio forfettario in deroga al principio del valore normale. Il regime forfettario implica che la tassazione indipendentemente dal valore normale subisca un percorso alternativo che porta il bene a subire un prelievo predeterminato indipendentemente dall’uso o dal valore. Criterio, quindi, che per le auto rende privo di significato il fatto che vengano sostenuti dal dipendente alcuni costi per elementi che generano il costo forfettario come determinato dal legislatore (manutenzione, pneumatici).

Ricordiamo a chi ci legge che nel campo della imponibilità vige dal 1997 il principio dell’armonizzazione della base contributiva e fiscale, per cui, eccetto alcuni casi specificamente definiti dalla legge, le basi imponibili contributive e fiscali sono determinate dalle norme fiscali e coincidono.

Il legislatore ai fini fiscali, e di conseguenza contributivi (per il principio di armonizzazione delle basi imponibili come abbiamo appena detto), stabilisce che l’auto ad uso promiscuo concessa al dipendente individui un reddito imponibile in capo al dipendente stesso nella misura del 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 km calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalla tabelle nazionali che l’Automobile club d’Italia (ACI) elabora entro il 30 novembre di ogni anno e che il ministero delle finanze pubblica entro il successivo 31 dicembre (l’effetto è ovviamente a partire dal 1° gennaio dell’anno di imposta successivo).

Ricordiamo, relativamente agli aspetti fiscali e previdenziali che qualora al dipendente venga addebitato un importo per l’uso del mezzo questa somma va a decurtare l’imponibile generato in maniera forfettaria. Facciamo presente inoltre che la percorrenza risulta convenzionale e fissata su base annua necessita, quindi, di riproporzionamenti temporali; ciò vuol dire che l'importo imponibile deve essere rapportato al periodo dell'anno nel quale al dipendente viene concesso l'uso del veicolo, considerando il numero dei giorni per i quali l’autoveicolo è stato assegnato (indipendentemente dall'uso effettivo). Per capire meglio facciamo degli esempi concreti.

Esemplificazione (i tipi ed i valori sono solamente esemplificativi)

Autovettura Lancia Delta 2.0 - 120cv 5 porte in produzione ed a benzina verde. Costo rilevato dalle tabelle 0,5775 km.

Reddito imponibile convenzionale: 15.000 x 0,5775 x 30% = Euro 2.598,70.

  • Il dipendente utilizza l'auto per tutto l'anno 2013 e non subisce alcuna trattenuta: il reddito imponibile annuo (ai fini fiscali e contributivi) sarà uguale ad Euro 2.598,70;

  • Il dipendente utilizza l'auto per tutto l'anno 2013 e subisce una trattenuta mensile di euro 50,00 (comprensiva di Iva 20%): il reddito imponibile annuo (ai fini fiscali e contributivi) sarà uguale a Euro 1.998,70 (2.598,70 - 600,00);

  • Il dipendente utilizza l'auto per tutto l'anno 2013 e subisce una trattenuta mensile il cui valore (compreso Iva) risulta pari ad euro 216,56. Non ci sarà reddito imponibile in quanto 216,56 moltiplicato 12 è uguale a euro 2.598,72 che è superiore al benefit;

  • Il dipendente utilizza l'auto solo per i primi tre mesi del 2013, pari a 90 giorni e il datore gli effettuerà una trattenuta mensile di Euro 150,00 (compresa di Iva 20%): il reddito imponibile (ai fini fiscali e contributivi) risulterà pari a 0 (zero), poiché il benefit sarà di Euro 190,77 (2.598,70/365 x 90 - 450,00), valore inferiore al limite di esenzione di Euro 258,23 stabilito per le concessioni di bene in natura. Al riguardo facciamo presente che il superamento della soglia di 258,23 comporta l’intera imponibilità della somma e che per tale calcolo bisogna considerare tutti i beni in natura concessi durante l’anno.

Passiamo a considerare alcuni aspetti specifici con le attenzioni da mettere in atto. Accade sovente nella realtà operativa, di trovarci di fronte a veicoli non inclusi nelle tabelle ACI. Quando ciò accade il calcolo si dovrebbe riferire al veicolo più simile e vicino per cilindrata, per prezzo, per potenza o per le caratteristiche strutturali.

Qualora ci sia sovrapposizione della concessione dell’auto ad uso promiscuo e dei buoni carburante (anche presso distributori convenzionati senza alcun corrispettivo da parte del dipendente), dal punto di vista fiscale queste concessioni sono irrilevanti (poiché il costo del carburante fa parte dei costi contemplati dalle tabelle ACI) poiché in caso contrario ci sarebbe una duplicazione del meccanismo impositivo con la conseguenza di tassare due volte lo stesso importo: una prima volta tassando a valore normale il carburante concesso direttamente ed una seconda volta tassando in modo forfettario il carburante che è incluso nei costi ACI.

Se il veicolo subisce danni e questi vengono rilevati in sede di riconsegna del veicolo assegnato (esempio ammaccature o abrasioni della carrozzeria), tale danno deve essere risarcito poiché si tratta di danno su bene aziendale, in quanto il fringe benefit (ed i costi in esso inseriti) riguardano solo la quantificazione di un compenso in natura derivante dall’utilizzo per fini privati del veicolo e non il risarcimento del danno.

Le multe sono a carico esclusivo del dipendente, in quanto contravvenzioni per comportamento non rispettoso della legge, a cui il dipendente è chiamato a sottostare.

Un elemento importante da considerare ai fini della determinazione del costo aziendale è quello della definizione del rapporto tra benefit e Tfr. Ricordiamo che il “costo” del TFR è generalmente pari al 6,91% della retribuzione imponibile ai fini TFR. Fatto importante perché la concessione in uso di autovetture aziendali da parte del datore di lavoro in favore dei dipendenti secondo quanto è stabilito dall’articolo 2120 del Codice civile va inserita nella retribuzione imponibile ai fini della determinazione del TFR, trattandosi di prestazioni in natura. Nelle «prestazioni in natura», infatti, vanno considerati i cosiddetti fringe benefit (che sono compensi in natura) concessi in aggiunta alla normale retribuzione in denaro.

La giurisprudenza se ne è interessata in maniera particolare. Presentiamo due fra le indicazioni più chiare e che ormai vengono considerate pacifiche nell’applicazione.

  1. Inserimento delle somme nella retribuzione che va a formare il TFR: Cassazione 22 dicembre 2003, n. 19616, essa ha statuito che «il valore dell'uso e della disponibilità, anche a fini personali, di un’autovettura concessa contrattualmente dal datore di lavoro al lavoratore come beneficio in natura, indipendentemente dalla effettiva utilizzazione, rappresenta il contenuto di un'obbligazione che, anche ove non ricollegabile a una specifica prestazione, è suscettibile di essere considerata di natura retributiva, con tutte le relative conseguenze, se pattiziamente inserita nella struttura sinallagmatica del contratto di lavoro cui essa accede. Pertanto, il controvalore in denaro deve essere computato nella base di calcolo dell'indennità di fine rapporto»;

  2. E’ computabile nel calcolo del TFR l’autovettura per uso personale del lavoratore. Il valore dell'uso e della disponibilità, anche a fini personali, di un'autovettura concessa contrattualmente dal datore di lavoro al lavoratore come beneficio in natura, indipendentemente dalla effettiva utilizzazione, rappresenta il contenuto di un'obbligazione che, anche ove non ricollegabile ad una specifica prestazione, è suscettibile di essere considerata di natura retributiva, con tutte le relative conseguenze, se contrattata e inserita nella struttura corrispettiva del contratto di lavoro cui essa accede. (Cass. 15 novembre 2002 n. 16129)