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PRIMA PAGINA – Il Collegio Legale Aiop prepara il ricorso al DM 18/10/2012 (Tariffario nazionale)

di Vito Bellini - 14.03.2013 20:00


il prof. Vito Bellini


Il Collegio Legale Aiop, composto dal prof. Vito Bellini e dagli avv. Enzo Paolini, Giustino Ciampoli e Bruno Ricciardelli, sta preparando il ricorso dell’Aiop avverso il DM 18/10/2012 (Tariffario nazionale). Anticipiamo un breve estratto di un commento del prof. Vito Bellini sull’argomento.

E’ pacifico il principio secondo cui le Regioni nell’ambito del S.S.N. sono impegnate ad assicurare l’erogazione delle prestazioni sanitarie da parte di strutture private in regime di accreditamento (e cioè in forma diretta) a fronte di tariffe corrispondenti ed adeguate.

Di tale principio si è fatto carico in particolare l’art. 8 sexies D.Lgs. n. 502/92 e successive modificazioni ed integrazioni che ha fissato un rapporto diretto tra prestazioni e tariffe predeterminate e cioè le tariffe da corrispondere alle strutture accreditate “sulla base di standard organizzativi e di costi unitari predefiniti dei fattori produttivi” (co. 3). Il successivo co. 5 ha tracciato il procedimento per l’adozione del relativo decreto ministeriale per individuare i sistemi di classificazione, “che definiscono l’unità di prestazione o di servizio di remunerare” e per determinare “le tariffe massime da corrispondere alle strutture accreditate, in base ai costi di standard di produzione e di quote standard di costi generali, calcolati su un campione rappresentativo di strutture accreditate”.

Il principio stesso (nel senso cioè della corrispettività tra costi e tariffe) ha trovato conforme applicazione davanti al TAR Lazio, Sez. 3° q., (sent. n. 33374 dell’11.11.2010) che, alla luce anche dell’indirizzo del Consiglio di Stato (n. 1205 del 2.3.2010), ha avvertito “la necessità che le tariffe vengano fissate sulla base del costo standard di produzione e dei costi generali in quota percentuale rispetto ai costi standard di produzione, a loro volta da stabilire sulla base di criteri assai dettagliati delle relative componenti”. A chiarimento e completamento di tale principio si è nel corso del tempo consolidata una giurisprudenza “secondo cui, in materia tariffaria, la motivazione dei provvedimenti deve necessariamente consistere in una connessione logica tra l’accertamento dei costi e la misura delle tariffe (Cons. Stato, IV, n. 1839/01) avuto riguardo al costo standard di produzione per prestazione calcolato sulla base dei costi rilevati presso un campione di soggetti erogatori pubblici e privati”.

Il citato art. 8 sexies più recentemente è stato oggetto di modificazioni in virtù dell’art. 15, co.l5, 16 e 17, D.L. 6 luglio 2012 n. 95, convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 135. Praticamente, la sopravvenuta norma di legge ha innovato il percorso procedurale nella materia assumendo, come base per la determinazione delle tariffe massime in sede nazionale, i “dati di costo disponibili e, ove ritenuti congrui e adeguati, dei tariffari regionali”. E’ invece accaduto che il decreto ministeriale sul tariffario nazionale, adottato il 18/12/2012 (e pubblicato sulla G.Uff. il successivo 28 gennaio) si è limitato a riprodurre pedissequamente il testo della legge, ritenendo così esaurito ogni incombente motivazionale ed istruttorio per la determinazione delle tariffe massime in ordine alle diverse branche di assistenza, di cui agli allegati 1, 2, 3 al decreto stesso.

Il decreto si conclude determinando (come previsto dall’art. 1, co. 1 del relativo dispositivo) le tariffe massime per l’assistenza ospedaliera per acuti, di assistenza ospedaliera di riabilitazione e di lungodegenza post acuzie e di assistenza specialistica ambulatoriale “valide dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data del 31 dicembre 2014”, aggiungendo al successivo co. 2 che il decreto stesso “individua altresì, i criteri generali in base alle quali le Regioni adottano il proprio sistema tariffario articolando (come precisa il successivo art. 4, co. 2) le tariffe, per classi di erogatori”.

Dalla lettura infatti del decreto scaturisce l’impressione di un atto finalizzato al risultato (quello di fissare le tariffe massime) senza tuttavia dare un qualche supporto di contezza circa la connessione logica tra accertamento dei costi e la corrispondente misura delle tariffe: il tutto risulta peraltro aggravato dalla precarietà temporale del decreto nel suo complesso.

Ed invero, mentre il concepimento del decreto stesso era ancora in fieri, il citato art. 15, comma 15 e segg. L. 135/2012 è stato integrato dal comma 17 bis (introdotto dall’art. 2 bis D.L. 13.9.2012 n. 158 convertito nella L. n. 189 dell’8.11.2012) che ha istituito una commissione “per l’aggiornamento delle tariffe determinate ai sensi del comma 15”, che dovrà essere costituita “entro 15 giorni dalla data in vigore della legge di conversione del presente decreto” (23.11.2012) per confrontarsi con le Associazioni di categoria (e quindi entro il 22.1.2013). Con il conseguente impegno del competente Ministero di adottare il provvedimento per l’aggiornamento delle tariffe nei successivi 30 giorni (e quindi entro il 21.2.2013).

Cosicché, mentre le tariffe massime (allegate al decreto de quo) dovrebbero valere fino al 31.12.2014, l’aggiornamento delle stesse dovrebbe avvenire entro il predetto termine (pur se non perentorio) del 21.2.2013 e, questa volta, previo il confronto con le Associazioni di categoria.

Il che getta ulteriori ombre sul decreto stesso e sulla correlata ragione causale se non altro per essere contestualmente funzionalizzato a fornire la base per i tariffari regionali e nel contempo la base per il programmato e ravvicinato aggiornamento: base dunque le cui risultanze tariffarie, nell’uno e nell’altro caso, sono destinate a costituire un riferimento essenziale non sorretto da dati di costo (“congrui e adeguati”) secondo l’obiettivo istituzionale del decreto stesso.