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APPROFONDIMENTI RETRIBUTIVI - Immobili concessi dal datore di lavoro al lavoratore ad uso abitativo

di David Trotti (*) - 20.03.2013 15:29


DAVID TROTTI



Continuiamo a parlare di fringe benefit affrontando in questa occasione il tema dell’alloggio, con il consueto taglio operativo che vuol fare di questi interventi una sorta di vademecum.

L’alloggio è argomento su cui sono state fatte diverse domande, nei convegni svolti nel 2012, soprattutto in relazione a figure professionali di livello elevato. La tassazione (e contribuzione, per la quale rimando a Informaiop n.27/2013) dell’alloggio si ricava espressamente dal TUIR di cui riportiamo il testo (art.51 comma 4 lettera c del testo unico ovvero DPR 917/1986):

c) per i fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato, si assume la differenza tra la rendita catastale del fabbricato aumentata di tutte le spese inerenti il fabbricato stesso, comprese le utenze non a carico dell'utilizzatore e quanto corrisposto per il godimento del fabbricato stesso. Per i fabbricati concessi in connessione all'obbligo di dimorare nell'alloggio stesso, si assume il 30 per cento della predetta differenza. Per i fabbricati che non devono essere iscritti nel catasto si assume la differenza tra il valore del canone di locazione determinato in regime vincolistico o, in mancanza, quello determinato in regime di libero mercato, e quanto corrisposto per il godimento del fabbricato.

Il suo utilizzo può essere concesso dietro pagamento di un canone ovvero in maniera gratuita ed il calcolo fiscale e previdenziale che lo riguarda (si tratta di un benefit forfettario) è delineato in maniera molto chiara. La norma stabilisce che la base del calcolo da operare è composta dal valore della rendita catastale (in mancanza di tale valore si passa al valore corrente in regime vincolistico o successivamente di libero mercato) sommato a tutte quelle spese inerenti l'alloggio che sono normalmente a carico del conduttore e che sono sostenute dal datore di lavoro; a tutto ciò deve essere sottratto quanto corrisposto dal dipendente per il godimento del fabbricato stesso mediante versamento od eventuale trattenuta.

In altre parole alla rendita catastale vanno aggiunte tutte le spese inerenti il fabbricato non sostenute direttamente dal dipendente, comprese le eventuali utenze pagate dal datore di lavoro: si tratta, ad esempio, degli importi pagati per luce, gas, telefono, tassa rifiuti solidi urbani, condominio, ecc.. Chiaramente tali spese sono solo quelle diverse da quanto considerato in sede di determinazione della rendita medesima (vale a dire diverse dalle spese di ordinaria manutenzione, di assicurazione, di amministrazione del fabbricato, relative ai servizi comuni).

Dobbiamo precisare a questo proposito che non assume alcun significato quanto il datore di lavoro versa per l’affitto: così se il canone di locazione pagato dall’azienda è € 15.000 anno e la rendita catastale è € 7.000, solo quest’ultima ha valore ai fini del nostro calcolo anche se considerevolmente più bassa.

Se il fabbricato è messo a disposizione del beneficiario con l'obbligo di dimorarvi per ragioni di lavoro (esempio il caso del portiere di condominio) il fringe benefit si riduce al 30% dell'importo che abbiamo determinato secondo i canoni di legge.

Casi particolari:

  • nel caso di fabbricati iscritti in catasto ma privi di rendita, perché non ancora censiti o perché rurali, ai fini della determinazione dell'importo da far concorrere al reddito di lavoro dipendente si fa riferimento alla rendita catastale presunta;

  • La tassazione che abbiamo descritto, nelle righe precedenti, non è in relazione con l’eventuale obbligo previsto dalla legge o dal CCNL di erogare l’alloggio (cosa che succede per altri benefit);

  • La concessione in uso gratuito dell'alloggio al dipendente inviato in trasferta non costituisce benefit e pertanto non rientra nel regime descritto (ricordiamo che nel caso di regime misto il limite non imponibile dell'indennità di trasferta è ridotto di 1/3);

  • Le considerazioni fin qui fatte valgono anche nel caso di concessione di un garage, od immobile ad uso commerciale.

A latere del nostro ragionamento va presentata un’indicazione che anche se non riguarda il fringe benefit in sè è importante in sede di applicazione operativa. E’ opportuno in sede di assegnazione dell’alloggio che il datore di lavoro invii una comunicazione (da far firmare espressamente per ricevuta ed accettazione) in cui si preveda che il lavoratore liberi l’immobile se il rapporto di lavoro cessa per licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale (e per qualsivoglia motivo, giusta causa, motivo soggettivo od oggettivo…), indicando anche il periodo entro il quale ciò deve avvenire.

Passiamo ad alcune esemplificazioni numeriche in due tabelle (David Trotti, Fringe Benefit, Buffetti Editore, 2008), facendo presente che gli importi sono arrotondati al centesimo di Euro:


I fringe benefit che stiamo commentando hanno un forte impatto sul Libro Unico del Lavoro, e sembra opportuno presentare come opera il meccanismo sulle scritture contabili, con e senza obbligo di dimora.

(*) Commissione RSA Aiop, Consulente del Lavoro

Scarica:

- Esempio di libro unico del lavoro con obbligo di dimora

- Esempio di libro unico del lavoro senza obbligo di dimora