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APPROFONDIMENTI - Come misurare la felicità e perché è importante

 - 27.03.2013 12:38




Sino ad oggi tramite il PIL si è riusciti solamente a misurare il progresso economico e sociale. Ciò che però non si è riusciti ad identificare sono tutti quei fattori che influenzano la vita delle persone, come la sicurezza, il tempo libero, la distribuzione del reddito e un ambiente pulito.

Ma la vita sta migliorando? Come possiamo dirlo? Quali sono gli ingredienti chiave per migliorare la vita? Incide di più l’istruzione, l’ambiente, la sanità, l’alloggio o le ore di lavoro? E tutti questi valori assumono la stessa connotazione in tutti i Paesi?

L'OCSE, pioniere in questo campo emergente della ricerca, ha lavorato per quasi dieci anni per individuare il modo migliore per misurare il progresso della società, andando oltre il PIL ed esaminando le aree di impatto di tutti i giorni sulla vita delle persone.

Il frutto di questo lavoro è identificabile nel progetto “Better Life”, lanciato nel 2011 e che ha trovato il suo seguito nelle prime Linee Guida per misurare il benessere soggettivo di un individuo, pubblicato lo scorso 20 marzo 2013, in occasione della Giornata Internazionale della Felicità.

Lo scopo di queste Linee guida è quello di appurare se e quanto i cittadini di ogni Paese ritengono di condurre una vita “soddisfacente”. Quindi, con l’intento di misurare il progresso della società e non volendo apportare una semplice fotografia dell’economia, l’OCSE ha identificato ben undici diversi indicatori che spaziano dal reddito all’occupazione, dalla salute al diritto all’abitare, dall’impegno civico all’ambiente.

Proprio perché si tratta in un certo senso di misure che derivano dall’autovalutazione o da indagini a campione, l’indicatore del benessere soggettivo dipende molto dalla metodologia con cui si raccolgono i dati.

Ecco perché le Linee Guida cercano proprio di fornire delle indicazioni per avere dati confrontabili e in una certa misura standardizzati: come sviluppare le domande delle indagini in modo che siano più oggettive; come evitare o limitare al massimo la parzialità o lo sbilanciamento delle informazioni raccolte; ma anche come presentare i dati in modo che siano comprensibili e più facilmente utilizzabili dai policy makers. Ma non solo: anche le potenziali influenze culturali e linguistiche, difficili da quantificare, hanno un ruolo importante nel modo in cui ogni cittadino percepisce e valuta la propria vita. Per questo, i dati rilevati devono essere sempre considerati insieme ad altri dati più oggettivi.

Scarica: Le Linee Guida per la valutazione del “benessere soggettivo” dei cittadini