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APPROFONDIMENTI RETRIBUTIVI - Buoni pasto e mensa

di David Trotti - 04.04.2013 10:20


David Trotti 




Occupiamoci del pasto del dipendente e delle connesse implicazioni fiscali e previdenziali. Iniziamo dicendo che non si parlerà della mensa come elemento accessorio al rapporto di lavoro, quali ad esempio i pranzi consumati dai camerieri o dal cuoco di un ristorante, dai collaboratori domestici, e quelli forniti al personale imbarcato su navi o aerei che come tali non rientrano nel campo dell’imponibilità fiscale e previdenziale.

Diciamo subito che, escluso il caso delle mense aziendali e quello dei buoni pasto (i cosiddetti ticket restaurant), le norme fiscali e previdenziali prevedono che l’erogazione dell’indennità di mensa (quella con valore economico iscritta come tale sul libro unico del lavoro) sia completamente imponibile. Vi è un’eccezione (cioè non viene considerata imponibile) che citiamo per completezza anche se non ci riguarda direttamente: quella dell’indennità che viene corrisposta agli addetti ai cantieri edili e, più in generale, ai dipendenti che operano in strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove mancano strutture o servizi di ristorazione.


Le mense aziendali

Per le mense aziendali il discorso è semplice perché le norme (art. 51, D.P.R. 22.12.1986, n. 917, il TUIR) sono molto chiare e prevedono che le somministrazioni effettuate in mense aziendali, non sono imponibili, sia che le stesse siano organizzate direttamente dal datore di lavoro ovvero la cui gestione sia affidata a terzi, limitandosi il datore di lavoro a mettere a disposizione le relative attrezzature.

Il regime delle mense aziendali vale anche se la somministrazione è fatta in pubblici esercizi sulla base e nei limiti di importo stabiliti in apposite convenzioni e/o appalti tra datore di lavoro e pubblico esercizio stesso. Quest'ultimo però deve essere munito di apposita licenza e con spazi e locali destinati a fungere da mensa esterna per le imprese.

Ciò vale anche se si forniscono i pasti su vassoi presso il datore di lavoro, o tramite distributori automatici in azienda, o tramite servizi convenzionati di mensa diffusa (ci soffermeremo, nel seguito, in dettaglio su questa possibilità).

Rientrano dunque nella non imponibilità, anche:

  • le convenzioni con i ristoranti;

  • la fornitura di cestini preconfezionati contenenti il pasto dei dipendenti.

Attenzione: se pur il datore di lavoro è libero di scegliere i vari sistemi egli non può cumularli, nel senso che non può offrire la mensa e nello stesso giorno fornire un buono pasto.



Buoni pasto

Le prestazioni sostitutive del servizio di mensa aziendale sono esenti per un importo massimo giornaliero fissato in Euro 5,29, oltre il quale le prestazioni sostitutive della mensa aziendale concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

E’ da tenere presente che il valore di riferimento per i buoni pasto è il valore nominale.

Le caratteristiche del sistema buono pasto devono essere le seguenti:

a) l'attività deve essere finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale ovvero le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato effettuate dagli esercizi a ciò autorizzati;

c) il buono pasto deve corrispondere al documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che attribuisce al possessore, il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro;

d) gli esercizi convenzionati sono quelli indicati dalla società di emissione, in forza di apposita convenzione che provvedono ad erogare il servizio sostitutivo di mensa;

e) per valore facciale si intende , il valore della prestazione, inclusivo dell'imposta sul valore aggiunto prevista per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, indicato sul buono pasto. I buoni devono indicare sul retro che non sono cedibili, ne commerciabili.

I buoni pasto sono erogati, durante la giornata lavorativa (anche se domenica o giorno festivo), ai lavoratori subordinati sia full-time che part-time anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, nonché ai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di lavoro autonomo di collaborazione coordinata e continuativa (anche nella modalità a progetto).

Dal testo normativo si ricava che tutti i lavoratori subordinati indipendentemente dalla pausa pranzo possano utilizzare i ticket restaurant.

Sul tema vi è da dare una ulteriore precisazione fatta con la risoluzione n. 26/E del 29 marzo 2010, dall'Agenzia delle Entrate. La risoluzione con riferimento alle prestazioni sostitutive di mensa aziendale erogate sotto forma di ticket restaurant, ricorda che la verifica del valore di esenzione (€5,29) è fatta rispetto al valore nominale e questo porta l’Agenzia a ritenere che i ticket restaurant non costituiscono erogazioni in natura. L’'importo del loro valore nominale che eccede il limite di 5,29 euro non può, pertanto, essere considerato assorbibile dalla franchigia di esenzione prevista per i beni in natura (i 258,23 euro).


La mensa diffusa

L’agenzia delle entrate ha ampliato il concetto di mensa con la risoluzione n. 63/E del 17 maggio 2005 includendo nel regime agevolato la cosiddetta "mensa diffusa", che attualmente è conosciuta per l’offerta e l’uso card elettroniche anch’esse contraddistinte dai requisiti, individuati con la circolare 23 dicembre 1997, n. 326, propri dei ticket restaurant (non sono cedibili, ne' cumulabili, commerciabili, o convertibili in denaro) e dalla presenza di un intermediario che si frappone tra il datore di lavoro ed il soggetto che effettua la somministrazione.

E’ però da tener presente che le proprietà insite nelle card elettroniche sono tali, ed evidenti, da distinguere l’uso delle card elettroniche dai ticket restaurant.

La card, infatti, operando su di un circuito elettronico alla stessa stregua di bancomat e carte di credito, consente di verificare in tempo reale l'utilizzo (e la data di fruizione) conseguente alla maturazione del diritto da parte del dipendente (si tratta come per il buono di una sola prestazione giornaliera limitatamente ai giorni di effettiva presenza) e, al contempo, di scongiurare un loro eventuale utilizzo improprio e/o fraudolento: quale potrebbe essere, ad esempio, la richiesta di somministrazione in un giorno in cui il dipendente risulti ammalato o, semplicemente, in una fascia oraria diversa da quella prevista contrattualmente per la pausa pranzo.

L'utilizzo della card, poi, non consente di posticipare nel tempo la fruizione della prestazione e, pertanto, il dipendente che, pur avendo maturato il diritto alla prestazione, non consuma il pasto, non potrà più recuperarlo nei giorni successivi (incumulabilità dei buoni).

Le card, operando in tempo reale, non rappresentano titoli di credito, ma consentono unicamente di individuare il dipendente che quel giorno ha diritto a ricevere la somministrazione del pasto.

L’agenzia in base a questi criteri (le card come mero strumento identificativo dell'avente diritto) ritiene che le stesse non sono assimilabili ai ticket restaurant, ma piuttosto ad un sistema di mensa aziendale, che può essere definita "diffusa" in quanto il dipendente può rivolgersi ai diversi esercizi pubblici che avendo sottoscritto la convenzione sono abilitati a gestire la card elettronica.

Le prestazioni rese attraverso di esse, quindi, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, a prescindere dal superamento o meno del limite di 5,29 euro (riferito esclusivamente alle prestazioni ed alle indennità sostitutive di mensa).

E’ ovvio che nell'ipotesi in cui le card elettroniche venissero dotate di funzioni diverse (come ad esempio quelle di titoli di credito e/o documenti contenenti importi di spesa predeterminati) alle prestazioni ad esse collegate dovrà essere attribuita una qualificazione diversa, non potendo più la somministrazione essere considerata come utilizzata nell'ambito di una mensa aziendale.

Ecco che dunque l’agenzia delle Entrate con queste considerazioni ci permette di superare il limite dei 5,29 euro e di trattare il territorio nazionale come mensa.



Ed ora un esempio di trattamento “retributivo” per un buono pasto:

Il datore di lavoro fornisce al dipendente un buono pasto di € 9,29:

 - fino a euro 5,29 l'importo non concorre all'imponibile fiscale e previdenziale;

 - l'eccedenza di euro 4,00 (9,29-5,29) diviene retribuzione imponibile ai fini contributivi e fiscali.



Immaginiamo che nel mese di Aprile 2013 il dipendente abbia usufruito di 20 Buoni pasto, sul libro unico del lavoro andranno inserite le seguenti voci .

Cod.voce

Descrizione

Ore /GG.

Base

Trattenute

Competenze

Descrittivo


8016

Buono pasto esente

20

5,29

105,80


8017

Buono pasto Imponibile

20

4,00

80,00


8001

Retribuzione ordinaria

26

60,00

1586,00


Imponibile contributivo

1.666,00

Aliq. Dip. Inps 9,19

153,11

Imponibile fiscale

1512,89

(*) Commissione RSA Aiop, Consulente del Lavoro