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APPROFONDIMENTI - Le novità previdenziali e contributive per il 2013

di David Trotti - 10.04.2013 16:46


David Trotti, Consulente del Lavoro


La befana, anzi il capodanno 2013 ha portato molto carbone alle aziende a causa della riforma Fornero. Il 2013 sarà infatti, un anno nel quale il costo aziendale subirà un aumento soprattutto per quelle realtà come le nostre che usano moltissimo il tempo determinato.

C'è stata una sorta di rivoluzione che tra gli operatori viene focalizzata nella nascita dell'ASPI che, come ricorderà chi ha partecipato agli incontri formativi tenuti nel recente passato, ha sostituito gli ammortizzatori sociali. Il cammino sarà progressivo e culminerà nel 2017 con la sua entrata in vigore a pieno regime quando sostituirà anche l'indennità di mobilità.

In sintesi:

  • La nuova assicurazione mira alla razionalizzazione degli strumenti di sostegno al reddito per i soggetti disoccupati. L’ASPI va infatti, a sostituire i seguenti istituti:

    • Indennità di mobilità (vedi tabella);

    • Indennità di disoccupazione non agricola ordinaria (1gennaio 2013);

    • Indennità di disoccupazione con requisiti ridotti (1gennaio 2013);

    • Indennità di disoccupazione speciale edile (1gennaio 2013).

  • L’ambito di applicazione viene esteso agli apprendisti e ai soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito un ulteriore rapporto di lavoro in forma subordinata.

  • La mobilità seguirà invece questa progressione:



LAVORATORI COLLOCATI IN MOBILITA’


Dal 1/1/2013 al 31/12/2014

Dal 1/1/2015 al 31/12/2015

Dal 1/1/2016 al 31/12/2016

Dal 1/1/2017

TIPO


 

Mobilità

 

Mobilità

 

Mobilità

 

Disoccupazione (Aspi)

Durata in mesi

Durata in mesi

Durata in mesi

Durata in mesi

Centro Nord fino a 39 anni

12

12

12

12

Centro Nord da 40 a 49 anni

24

18

12

12

Centro Nord da 50 anni in su

36

24

18

12/18

Sud fino a 39 anni

24

12

12

12

Sud da 40 a 49 anni

36

24

18

12

Sud da 50 anni in su

48

36

24

12/18

A fronte di questi cambiamenti ci sono stati (a partire dal 1 gennaio 2013) sia la ridefinizione di alcune contribuzioni che aumenti contributivi. Questi aumenti sono legati sia all’ASPI stessa, che ad altro, come ad esempio ai collaboratori coordinati e continuativi.

Un aumento di cui dovranno tener conto i budget aziendali, perché se da una parte è vero che la “razza a progetto” è in estinzione (si veda la circolare 29 del 2012 di Ministeri del Lavoro), d’altro canto è ugualmente vero che viene utilizzato in molte occasioni.

E' il caso ad esempio degli amministratori delle società a cui viene corrisposto un compenso, ovvero dell'utilizzo di pensionati di anzianità. Ricordiamo a questo proposito che il regime della gestione separata a cui sono soggetti i collaboratori prevede due grandi classi: una prima a cui appartengono coloro che non hanno copertura di altra previdenza (come ad esempio la contribuzione per lavoro dipendente o l'appartenenza alla classe dei pensionati).

Questi subiscono un prelievo sull'imponibile contributivo pari al 27,72% per il 2013, lo stesso del 2012; di questo, il 27% è la quota destinata alla pensione e lo 0,72% è la quota destinata alla malattia, alla maternità e agli assegni familiari.

Alla seconda appartengono coloro che hanno un’altra copertura previdenziale diversa dalla gestione. Questi ultimi nel 2012 subivano una aliquota del 18%, mentre nel 2013 avranno un prelievo pari al 20%, con un aumento del 2%. Arriveremo per questa classe nel 2018 ad avere una aliquota del 24%, mentre per quella senza copertura si arriverà addirittura ad una aliquota del 33,72. Questo comporterà un aumento del costo sia per il collaboratore che per l'azienda, in quanto non è cambiato il meccanismo di ripartizione degli oneri (2/3 a carico del committente ed 1/3 a carico del collaboratore).

Possiamo riassumere gli aumenti del 2013 con questa tabella

2012 aliquota

2013 aliquota

2013 azienda

2013 collaboratore/cliente

cococo senza altra copertura previdenziale

27,72

27,72

18,48

9,24

cococo con altra copertura previdenziale

18

20

13,33

6,67

professionista senza altra copertura previdenziale

27,72

27,72

23,72

4

professionista con altra copertura previdenziale

18

20

16

4

Altre novità dal punto di vista dei costi riguardano l'aumento dell'1,4% dei contributi sui rapporti di lavoro non a tempo indeterminato. All’applicazione di questa aliquota non sono interessati i lavoratori stagionali e gli apprendisti (poichè tempo indeterminato con la possibilità del recesso utilizzando l'art. 2118 del codice civile).

E’ previsto un meccanismo di restituzione della contribuzione versata in caso di trasformazione o riassunzione entro sei mesi dalla cessazione; ma solo nel limite degli ultimi 6 mesi del rapporto di lavoro. Questo vuol dire che se un lavoratore viene riassunto a tempo indeterminato dopo due mesi dalla cessazione del contratto di lavoro a tempo determinato si avrà diritto solo alla restituzione di 4 mesi di contributo aggiuntivo.

Per far capire facciamo un esempio concreto: per un lavoratore a tempo determinato che ha un imponibile previdenziale di 1.500 euro, il costo aggiuntivo sarà di 21 euro al mese e 42 euro a dicembre (dove ci sarà anche la tredicesima), il totale del costo da gennaio a giugno (termine rapporto 30/06) sarà di 126 euro, se lo riassumiamo il 01 settembre a tempo indeterminato riavremo solo euro 84 (21x4).

Tra gli aumenti, anche se non avrà conseguenze nel nostro settore, segnaliamo l'aumento della contribuzione dell'1,61% per gli apprendisti, che come abbiamo detto entrano nel campo di copertura dell'ASPI.

Per le aziende il sistema ASPI sarà finanziato dal contributo ordinario dell'1,31% (che corrisponde all'ex contribuzione per la disoccupazione), più un ulteriore 0,30% (l'ex contributo per i fondi interprofessionali). Queste aliquote non rappresentano un aumento del costo del lavoro, in quanto erano già presenti nel 2012 con una voce diversa.

Ulteriore contributo invece, che le aziende dovranno mettere nel budget è quello per i licenziamenti. Si dovrà pagare un "biglietto" per licenziare (correttamente o non correttamente).

Questo contributo previsto dalla legge Fornero è stato modificato dalla legge di stabilità al comma 250 nella seguente maniera:

nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASPI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, a carico del datore di lavoro, è dovuta una somma pari al 41% del massimale mensile dell’ASPI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, qualora il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione.”

Il biglietto si paga indipendentemente dal fatto che i soggetti in questione abbiano una contribuzione che da diritto all'ASPI ed è pari dunque: al 41% del massimale mensile dell'ASPI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni.

Questo contributo diciamo per esaustività deve essere applicato anche agli apprendisti.

Qui, prima di fare un esempio, è necessario capire come si calcola l'ASPI, procedimento descritto nella circolare dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale n.142 del 18 dicembre 2012 nella seguente maniera:

L'indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

Si precisa che ai fini di detto calcolo saranno considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in uni-emens settimane di tipo “X” o “2”).

La retribuzione delle settimane di tipo 2 sarà integrata, a cura della procedura DS Web, al valore pieno con l'utilizzo dell'informazione “Sett./Diff. Accredito” presente in uni-emens.

L'indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile, così determinata, ed è pari al 75 per cento nei casi in cui quest'ultima sia pari o inferiore per il 2013 all'importo di 1.180 euro mensili, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, intercorsa nell'anno precedente; nei casi in cui sia superiore al predetto importo, l'indennità è pari al 75 per cento di 1.180 euro incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

Nelle ipotesi di pagamento dell'indennità relativa a frazione di mese, si precisa che il valore giornaliero dell'indennità è determinato dividendo l'importo così ottenuto per il divisore 30.

L'indennità mensile non può in ogni caso superare l'importo mensile massimo di cui all'articolo unico, secondo comma, lettera b), della legge 13 agosto 1980, n. 427, e successive modificazioni; tale importo sarà comunque comunicato annualmente con apposita circolare.

(Ciò vuol dire che l'ASPI non può superare l'importo della indennità straordinaria di cassa integrazione, che per il 2012 è di 1.119,32 euro; importo che viene rivalutato ogni anno n.d.r.).

Dunque l'ASPI si calcolerà così (ESEMPIO):

Soggetto con retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in uni-emens):

  • euro 26.400 il primo anno e 24.310 il secondo anno per un totale di euro 50.710

  • settimane di contribuzione per anno 52= 104 totale biennio

attraverso questa operazione calcoliamo la retribuzione media:

  • euro 50.710 diviso 104 settimane = euro 487,60

  • retribuzione media mensile euro 487,60x 4,33 (coefficiente di moltiplicazione)=2.111 euro (arrotondato).

Quota ASPI oltre il limite: euro 931, ottenuta sottraendo euro 2.111 da euro 1.180 (limite 75% ASPI).

ASPI:

euro 1.180 x 75% = euro 885

euro 931 x 25%= euro 233 (arrotondata)

in totale = euro 885+ euro 233= euro 1.118

A questo punto possiamo fare l’esempio del “biglietto” per licenziare:

CONTRIBUTO DI LICENZIAMENTO

Immaginiamo che il massimale ASPI (che corrisponde al vecchio limite degli ammortizzatori sociali) sia euro 1.120,00 (quest’anno abbiamo detto è euro 1.119,32) e l'anzianità sia di 36 mesi pagheremo dunque:

  • contributo euro 1.120x41%= euro 459,2x3= totale euro 1.377,6

Il contributo non è dovuto:

  • fino al 31.12.2016 se è dovuto il contributo di ingresso in mobilità;

  • nel periodo 2013-2015 non è dovuto per cambi di appalto con successione di assunzioni che garantiscono la stabilità occupazionale.