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APPROFONDIMENTI GIUSLAVORISTICI - La disciplina del contratto a progetto e l’attività del collaboratore svolta in ambito socio-assistenziale e sanitario

di Sonia Gallozzi - 10.04.2013 16:55


AVV. SONIA GALLOZZI



Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dapprima con circolare n. 29/12 e indi con circolare n. 7 del 20 febbraio 2013, ha fornito chiarimenti al personale ispettivo in ordine alle numerose modifiche apportate dalla l. 92/12 alla disciplina del contratto a progetto, con particolare riferimento, nella seconda, all’attività del collaboratore svolta in ambito socio assistenziale e sanitario.

Entrambe le circolari – richiamando la novella – specificano innanzitutto che elemento essenziale del contratto è l’individuazione di uno specifico progetto, che deve essere descritto dettagliatamente nel contratto; deve essere autonomo rispetto all’oggetto sociale, pur potendo essere parte integrante del più generale obiettivo perseguito dall’organizzazione, purché mantenga una propria individualità.

Deve contenere la predeterminazione ed indicazione specifica del risultato finale che si intende perseguire tramite l’apporto lavorativo dato dal collaboratore, tale da consentire un’obiettiva verifica circa il raggiungimento; e non può, di conseguenza, avere ad oggetto lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi (i quali potranno essere individuati dai contratti collettivi), né di attività coincidenti, ovvero svolte con modalità analoghe a quelle prestate dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente (fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che potranno essere individuate dai contratti collettivi); al contrario, devono sussistere ed essere obiettivamente riconoscibili, apprezzabili margini di autonomia, anche di tipo operativo, da parte del collaboratore.

La mancanza dei predetti elementi determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Nella seconda circolare (n. 7/13) poi, il Ministero, richiamando gli aspetti su elencati, specifica per le attività del collaboratore svolte in ambito socio assistenziali e sanitario che, affinché vi sia un progetto “genuino”, questi “non può rispondere a puntuali direttive o specifiche indicazioni operative da parte del committente che vanifichino ogni margine di autonomia tecnica e metodologica nella scelta delle prestazioni in funzione delle esigenze degli utenti beneficiari e delle finalità dell’intervento”.

Pertanto, il Ministero ritiene che possa rinvenirsi l’autonomia del collaboratore, ove quest’ultimo concordi di volta in volta con il destinatario finale della prestazione gli aspetti operativi afferenti alla tipologia di intervento, gli orari di assistenza e le concrete modalità di erogazione del servizio.

In buona sostanza, la natura autonoma può essere riconosciuta, secondo quanto specificato nella cennata circolare, solo ove il collaboratore “determini unilateralmente e discrezionalmente, senza necessità di preventiva autorizzazione e successiva giustificazione, la quantità di prestazione socio/assistenziale da eseguire e la collocazione temporale della stessa”.