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APPROFONDIMENTI GIURIDICI - Le Regioni commissariate hanno limitata potestà legislativa in materia sanitaria.

di Giuseppe De Marco - 14.05.2013 12:30


Avv. Giuseppe De Marco, Rappresentante in AIOP per Villa Giuseppina



La Corte Costituzionale, con la sentenza n.79 del 3 maggio 2013, ha dichiarato l’incostituzionalità della legge Regione Campania n.19/2012 per violazione degli articoli 120 comma 2 e 117 Costituzione.

Le disposizioni della legge regionale, istitutive di sette registri tumori, di un registro tumore infantile affidati a unità operative appositamente create, nonché di nuovi incarichi professionali, sono state ritenute in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale. Il Piano di rientro prevedeva, quali linee di intervento dell’operato del Commissario, il riassetto della rete ospedaliera e territoriale; l’incarico di sospendere eventuali nuove iniziative regionali in corso per la realizzazione o l’apertura di nuove strutture sanitarie pubbliche o l’autorizzazione e l’accreditamento di strutture sanitarie private, tranne quelle necessarie all’attuazione del Piano di rientro; la realizzazione e il contenimento della spesa del personale e quindi il blocco totale delle assunzioni.

Le norme impugnate, ha sostenuto la Corte, interferiscono con le funzioni e le attività del commissario ad acta; sono quindi illegittime ex art.120, secondo comma, Cost.

Già con sentenze n.28 del 2013 e n.78 del 2011, la Corte aveva affermato che “l’operato del Comissario ad acta…sopraggiunge all’esito di una persistente inerzia degli organi regionali, essendosi questi ultimi sottratti a un’attività che pure è imposta dalle esigenze della finanza pubblica. È dunque proprio tale dato…a legittimare la conclusione secondo cui le funzioni amministrative del Commissario devono essere poste al riparo da ogni interferenza degli organi regionali”.

In sostanza, il mandato commissariale non può essere ostacolato da interventi del legislatore regionale che possano aggravre il disavanzo sanitario regionale.

Le stesse norme sono altresì illegittime ai sensi dell’art.117, terzo comma, Cost.

Infatti, la Consulta aveva già ripetutamente affermato che “l’autonomia legislativa concorrente delle Regioni nel settore della tutela della salute ed in particolare nell’ambito della gestione del servizio sanitario può incontrare limiti alla luce degli obiettivi della finanza pubblica e del contenimento della spesa” peraltro in un “quadro di esplicita condivisione da parte delle Regioni della assoluta necessità di contenere i disvanzi del settore sanitario” (sentenze n.91 del 2012 e n.193 del 2007). Ne consegue che il legislatore statale può legittimamente imporre alle Regioni vincoli alla spesa corrente per assicurare l’equilibrio unitario dela finanza pubblica complessiva, in connessione con il perseguimento di obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari.

Il contrasto della legge regionale Campania con l’obiettivo del rientro dal disavanzo sanitario è poi reso evidente –sottolinea la Corte – dall’esistenza nella stessa legge regionale di uno stanziamento ad hoc per complessivi euro 1.500.000,00 annui.

Non è tanto l’istituzione in sé dei registri tumori, del centro di coordinamento e del comitato tecnico-scientifico che viene contestata, quanto proprio la disposizione suddetta, evidentemente incompatibile con l’obiettivo di contenimento della spesa pubblica sanitaria perseguito con il Piano di rientro.