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AIOP GIOVANI – Ritorno dal futuro: quale?

di Domenico Musumeci - 15.05.2013 16:15


DOMENICO MUSUMECI



Quotidianamente leggiamo delle difficoltà economiche che sta attraversando il nostro Paese, del numero sempre maggiore di imprenditori che non riescono più a mantenere in vita le proprie aziende e delle difficoltà che si incontrano nella ricerca di un posto di lavoro, ma soprattutto delle difficoltà insite nella conservazione del proprio lavoro.

Se è vero che proprio noi giovani rappresentiamo il futuro dell'Italia, - almeno questo è quanto ci sentiamo dire ogni giorno - allora come è vissuta da noi giovani questa crisi economica che attanaglia il nostro Paese?

Mi è sembrato utile allargare il nostro consueto raggio visivo e dal settore sanità, osservare gli aspetti economici più generali, interpellando i giovani protagonisti della scena economica italiana.

Lo spirito imprenditoriale degli italiani è sempre stato un elemento che ci ha distinto nel mondo, ma oggi purtroppo, sono innumerevoli le difficoltà che si riscontrano nel fare impresa. Un bilancio allarmante, soprattutto perché colpisce le nuove leve economiche, quelle che dovrebbero garantire un futuro al tessuto imprenditoriale.

Secondo i dati che emergono dall'Osservatorio sull'imprenditoria giovanile realizzato dall'Ufficio studi di Confartigianato, sono stati proprio i giovani capitani d'industria ad essere brutalmente falcidiati dalla recessione, secondi solo ai dati spagnoli.

La disoccupazione giovanile ha raggiunto nella comunità europea livelli di guardia e, nel contesto nazionale, addirittura numeri drammatici. Non vi è politico italiano che non ne parli ogni giorno, ma nel frattempo molti giovani si trasferiscono in Paesi e città estere dove credono di poter veder realizzate le proprie aspettative.

Qualcuno definisce l'era in cui viviamo “l'era della fuga dei cervelli”, l'era in cui le maggiori menti italiane fuggono dalla loro patria verso orizzonti esteri più allettanti. Questa è causa ed effetto della crisi italiana. L'incapacità del Paese di trattenere i suoi cervelli, ma anche le sue braccia qualificate, ha costi veramente alti. L'investimento in capitale umano perso per l'espatrio ammonta, secondo alcuni calcoli Istat, a circa un miliardo di euro all'anno, senza contare il valore dei brevetti realizzati all'estero dai ricercatori, oltre alla capacità imprenditoriale e agli spiriti innovativi dissipati.

Confindustria giovane denuncia quotidianamente un altro grande ostacolo per i giovani e per le start-up: il meccanismo di partecipazione ai bandi pubblici. L’impostazione di base richiede di corredare alla domanda di partecipazione i fatturati dei tre anni antecedenti al bando di gara. É inconcepibile chiedere fatturati ad un’azienda avviata da poco tempo o a un’azienda costituita da giovani appena laureati che non posso avere a disposizione tali dati per mancanza di curriculum imprenditoriale. In questa maniera diventa automatica l’esclusione da questi contesti, avviando inevitabilmente un circolo vizioso che non permetterà mai loro di partecipare a tali gare e probabilmente di non avviare mai i loro business.

L'immobilismo, l’impermeabilità del mondo politico dimostra la sostanziale incomprensione delle cause che sono alle radici del problema: quella che si sta vivendo non è solo una crisi economica, ma prima ancora etica e culturale. La classe politica da troppi anni ha abbracciato la politique d’abord, ossia un modello di semplice amministrazione del presente, espungendo di fatto il futuro dalla propria considerazione.

Il titolo di un articolo di qualche mese fa del Sole 24 ore, "Crisi, giovani senza futuro e politici senza qualità" racchiude in sè il momento che stiamo vivendo.

E ciò che noi giovani dobbiamo assolutamente evitare è immedesimarci al protagonista del "L'uomo senza qualità" di Robert Musil.

Il protagonista Ulrich Anders, trentenne della Vienna del 1913, pur essendo dotatissimo e avendo infinite, disparate qualità, è infatti un uomo che attende, che non vuole agire, ovvero che non osa darsi all'azione.

É il giovane in crisi, che comincia a dubitare della realtà e avverte la profonda e incolmabile distanza tra la realtà circostante e il proprio spirito. Un giovane tagliato fuori dal mondo di ieri, ma senza alcun appiglio cui aggrapparsi per costruire il suo futuro.