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PUBBLICAZIONI - Sanità e profitto. Preoccupiamoci prima di eliminare gli sprechi. Ovunque essi siano

di Ottavio Coriglioni - 22.05.2013 11:56



(Lettera al Direttore di Quotidiano Sanità)

Gentile direttore,

il principale, forse unico, merito delle affermazioni del dott. Gino Strada va individuato nell’aver suscitato un dibattito dal quale emerge come ci sia scarsa conoscenza del sistema sanitario del nostro paese. Mi riferisco in particolare alle affermazioni del dott. Stefano Canitano riportate da Quotidiano Sanità, affermazioni ben condotte e condivisibili se non avessero presupposti errati.

Nel citato articolo si afferma che “le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate vengono rimborsate secondo il DRG”. Ciò non è esatto in quanto la cosiddetta riforma Bindi (modifica del Dec. Legislativo 502/92 e seg.) cambiò questo principio; infatti il sistema di remunerazione delle prestazioni per le strutture sanitarie con il DRG è rimasto valido solo per le strutture private, mentre per le strutture pubbliche il DRG è (o dovrebbe essere) solo un elemento di controllo della loro efficienza e di fatto sono remunerate a pie di lista.

Tutte, pubbliche e private, sono strutture che erogano servizi sanitari alla persona in nome e per conto del SSN, ovvero sono erogatrici di pubblico servizio. Per questo preferisco indicarle come strutture a capitale pubblico e strutture a capitale privato.

La seconda differenza fondamentale è che le strutture a capitale privato devono, con i loro introiti, provvedere non solo al buon funzionamento della struttura che altrimenti rischia di perdere l’accreditamento e con esso la fiducia dei cittadini-pazienti, ma anche a tutti gli investimenti strutturali e di attrezzature.

Non così per le strutture a capitale pubblico, che se devono effettuare investimenti ricevono fondi dedicati al di fuori del Fondo Sanitario Nazionale. Un ospedale a capitale pubblico che deve acquistare una TAC o una Risonanza magnetica o un gruppo elettrogeno si vedrà assegnato il 95 % della spesa direttamente dal ministero.

A titolo di esempio in Regione Campania il bilancio preventivo del 2013 prevede interventi prioritari per strutture pubbliche per 382 mil/E, il cui 95% è coperto dal Governo Nazionale.

Anche questo è danaro pubblico a carico della collettività e teniamo ancora in conto che in una Regione come la Campania il sistema delle strutture sanitarie a capitale pubblico assorbe risorse finanziarie per circa 3,200 mld e “produce “ sanità, ovvero dà risposte alla popolazione per 1,600 mld, con una perdita (uno spreco?) di 1,600 mld (anno 2011).

Per questi sprechi il cittadino delle Regioni commissariate paga le imposte con le aliquote più alte, le maggiorazioni sui carburanti ecc..

Tornando al quesito, sulla base di quanto detto, sappiamo che l’imprenditore privato mette a disposizione della collettività risorse finanziarie, anche per la spesa corrente (vedi ritardi di pagamento della P.A.), ed organizzative sostituendosi allo stato nel mettere a disposizione le risorse necessarie al Sistema Sanitario.

Questo concetto è quello che ha guidato tutti i sistemi sanitari più avanzati d’Europa, in nessun paese si fanno ancora discussioni sul profitto o sul ruolo del pubblico o del privato, retaggi di ideologizzazioni degne di miglior causa.

Proprio l’esperienza bellissima di Emergency ci fornisce l’occasione di fare una riflessione chiarificatrice.

Dimentichiamo per un momento l’alto valore morale di una organizzazione, come quella di Gino Strada, che porta risposta sanitaria in paesi che non hanno sanità, che non hanno organizzazioni per soddisfare questa esigenza primaria della popolazione e facciamo finta che Emergency è una organizzazione che opera in un contesto evoluto dal punto di vista dell’assistenza sanitaria .

Questa organizzazione immaginiamola a capitale pubblico. Essa per l’anno 2011 registra a fronte di ricavi per 26.134.350 euro un risultato operativo negativo pari a 5.285.016 euro, cosa accade a questo punto? Chi si assume l’onere del ripiano? Evidentemente lo Stato, ovvero la collettività.

Ovviamente nel caso che la struttura in questione è a capitale privato il ripiano “tocca” alla compagine sociale della impresa in questione che così assume in proprio il rischio dell’Impresa.

A ben guardare i bilanci, tale impresa non avrebbe neanche i fondamentali per accedere al credito, come potrebbe, quindi, in autonomia affrontare un sistema sanitario complesso come il nostro, con regole per la tutela della sicurezza del paziente, con controlli di efficienza e di qualità che richiedono investimenti continui.

Il nostro sistema sanitario è un sistema moderno e complesso, in linea con i paesi più avanzati, con una componente principale a capitale pubblico ed una aggiuntiva a capitale privato, in tale sistema i risultati sono facilmente misurabili e quindi mi chiedo: non sarebbe più proficuo occuparsi di eliminare gli sprechi in qualunque direzione essi siano?  

di Ottavio Coriglioni

Amm. Delegato Casa di Cura Privata Salus S.p.a. con sede operativa in Battipaglia (SA)

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