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CONVEGNO 2013 - La Spesa Sanitaria Italiana

di Angelo Cassoni - 22.05.2013 12:41





Angelo Cassoni




Quel che si vede, quel che non si vede, quel che si prevede per un sistema sanitario comunque da riformare.

Il convegno organizzato da AIOP in occasione della quarantanovesima Assemblea generale annuale prenderà spunto dai dati e dalle riflessioni contenute nel volume realizzato per la IBL Libri da Lucia Quaglino, Alberto Mingardi e Gabriele Pelissero.

Una analisi puntuale e documentata delle dinamiche della spesa sanitaria italiana vista anche con una prospettiva di confronto tra sistemi nazionali in ambito OCSE, ed arricchita da interessanti contributi propositivi da inserire autorevolmente nel vivace dibattito sulla incerta sostenibilità futura del nostro modello di welfare sanitario.

Lo studio sottolinea come la spesa sanitaria italiana in proporzione al Pil non risulti eccessivamente più alta rispetto alla media delle aree Euro ed Ocse, mentre è inferiore a quella di Paesi come Francia e Germania.

In questo contesto si evidenzia come in Italia negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria complessiva pro-capite sia cresciuta meno velocemente, in concomitanza tra l’altro con un andamento negativo del nostro Pil. Ma contestualmente non considera la spesa pubblica per la sanità una grandezza “corretta” in termini assoluti, né che l’impiego delle risorse sia il più efficiente possibile: infatti i probabili futuri aumenti che potrebbero renderla insostenibile nel lungo periodo, i problemi strutturali mai risolti (elevati costi amministrativi, deficit registrati in alcune Regioni, problemi di efficienza e qualità effettiva e percepita, scostamento tra spesa e livello delle prestazioni, tendenza al gigantismo e forte accentramento nel decision making), impongono cambiamenti di rotta non riducibili a soli provvedimenti di finanza pubblica.

E quel che “non si vede”, però, di un livello di spesa relativamente basso, è spiegato dagli autori con la prassi della reiterata sottostima del fabbisogno, allo scopo di contenere la spesa effettiva, una spesa che viene poi calcolata successivamente ed i cui scostamenti tra quanto previsto e quanto effettivamente registrato non compaiono nei bilanci, ma si riflettono nei deficit delle Regioni; la successiva copertura operata dal Fondo sanitario nazionale regola il tutto.

Proprio per questo non può essere ignorata la prospettiva di incrementi futuri di spesa sanitaria indotti da nuovi bisogni di cura e assistenza e dall’introduzione di nuove e più sofisticate tecnologie. Uno studio richiamato nel volume prevede per i prossimi 20 anni (2011-2030) un maggior fabbisogno finanziario che si attesta tra il 47 e il 75 per cento: con ipotesi di incidenza sul Pil che passerebbe rispettivamente al 7,7 ed al 9,2 per cento nel 2030.

In un quadro di finanza pubblica sempre più incerto nelle sue dinamiche evolutive, la sostenibilità del sistema va dunque assicurata puntando su una gestione oculata della spesa che punti però alla ricerca dell’efficienza, al riparo da derive esclusivamente finanziarie che, come stiamo osservando in questa fase di applicazione delle manovre già adottate (Tremonti e Spending review), rischiano di deprimere un settore trainante per l’economia del Paese, un settore fatto di capitale umano di qualità, di imprese operanti nell’high-tech (farmaceutica, biotech) e nel medium high-tech (diagnostica), a stretto contatto con università e centri di ricerca, mettendo a rischio la stessa qualità delle cure e spingendo un numero crescente di cittadini a rinunciare ad alcune prestazioni di primaria importanza.

Per rinnovare e dare un futuro al nostro Ssn, gli autori puntano sulla revisione della riforma Amato, una riforma mai veramente applicata, avviata stentatamente tra incomprensioni e inadempienze legate alla rigidità conservativa della rete di erogatori di diritto pubblico, fino ad allora garantita dalle coperture a pié di lista ed operante al di fuori di qualsiasi ipotesi di competizione e controllo.

Il progetto delineato dalla Legge delega 421 del 1992 e codificato dai Decreti legislativi 502/92, 517/93 e 229/99, perse con l’emanazione del D. lgs. 229/99 tutti i suoi connotati innovativi, vale a dire la pluralità degli erogatori pubblici e privati, l’accreditamento e la verifica dinamica dei requisiti, la libertà di scelta del cittadino, il pagamento a prestazione , ripristinando, di fatto, modelli centralistici non competitivi.

Le proposte per il rilancio di quel percorso riformatore vengono così delineate nel capitolo finale del volume:

  • modificare profondamente il metodo di finanziamento del Ssn enfatizzandone le componenti di solidarietà, dal lato della copertura dei bisogni, e di responsabilità sul piano del non riconoscimento delle inefficienze;

  • premiare la qualità, esaltando competizione virtuosa e libertà di scelta e rilanciando il sistema del pagamento a prestazione per tutti gli erogatori;

  • creare le condizioni per una radicale ristrutturazione della rete ospedaliera;

  • promuovere la nascita di un ente autenticamente terzo di vigilanza e controllo .

Viene invece relegata per il momento a pura ipotesi di lavoro, anche a causa delle attuali condizioni economiche generali, l’opzione della riduzione della copertura assistenziale in termini di LEA o di vera e propria uscita dal sistema di alcune fasce più abbienti di popolazione, con contestuale riduzione del carico fiscale.

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