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RAPPORTI INTERNAZIONALI - Anche il paziente è un cittadino europeo!

di Alberta Sciachì - 22.05.2013 12:40


ALBERTA SCIACHI'



Si è svolta a Bruxelles, presso la sede del Comitato Economico-Sociale la 7a Giornata per i diritti dei pazienti europei, in vista della trasposizione della Direttiva sull’accesso alle prestazioni sanitarie transfrontaliere, che entrerà obbligatoriamente in vigore anche in Italia il prossimo ottobre.

Il titolo scelto per il Convegno da Active Citizenship è ambizioso: “Il coinvolgimento attivo dei pazienti nelle politiche sanitarie europee”. Il tema è stato approfondito in tre diverse tavole rotonde che hanno esaminato: la partecipazione della cittadinanza al processo di trasposizione delle norme comunitarie, l’attuazione del diritto ad una scelta informata, l’effettiva partecipazione delle rappresentanze dei cittadini al processo normativo in corso in sede europea e nazionale, descritta in una ricerca di ACN.

Al convegno hanno preso parte le organizzazioni dei pazienti attive in diversi Stati membri, i rappresentanti del Comitato Economico- sociale, del Parlamento e della Commissione europei.

L’UEHP è stata rappresentata da A. Sciachi, P. Giordano e P. Garassus, il quale ha annunciato il progetto di un label volontario di qualità dell’ospedalità privata europea, accolto con interesse e soddisfazione dall’auditorio. Uno dei temi più attuali, in riferimento alla mobilità dei pazienti, è infatti quello dei livelli di sicurezza e di qualità adottati a livello nazionale, una problematica che lascia indubbiamente prevedere il legittimo intervento delle istituzioni comunitarie per garantire standard il più possibile omogenei in tutto il territorio dell’Unione.

Per quanto concerne specificamente i diritti dei cittadini, mentre i rappresentanti dei Paesi membri e della Commissione manifestano una certa preoccupazione riguardo alla corretta implementazione della Direttiva ed alle sue conseguenze, le organizzazioni rappresentative dei pazienti rivendicano con forza il diritto di accedere ai servizi in un altro Stato, qualora esistano in quello di origine lunghe liste di attesa, ovvero si riscontrino mancanza o insufficiente qualità delle prestazioni, in particolare per patologie rare o tali da richiedere interventi complessi. A riguardo è stata anche sottolineata l’esigenza che le cure prestate a pazienti provenienti da altri Paesi non interferiscano con quelle destinate ai cittadini dello Stato ospitante.

Per quanto concerne in particolare la trasposizione della Direttiva, le organizzazioni dei cittadini rivendicano il diritto d’intervenire sui provvedimenti nazionali di trasposizione, nonché di accedere a tutte le informazioni disponibili non solo attraverso i punti di contatto nazionali ed i siti internet, ma anche per telefono ed email. La informazioni dovrebbero inoltre essere diffuse in diverse lingue, riguardare anche le liste di attesa e l’umanizzazione delle cure ed essere organizzate, quanto a contenuti e modalità di presentazione, in collaborazioni con le organizzazioni dei pazienti, le quali chiedono che tutte queste iniziative siano procedute da un’adeguata campagna di comunicazione, destinata ad informare capillarmente e correttamente i cittadini sui loro nuovi diritti.

E tuttavia i pazienti europei beneficiano già, grazie alla normativa dell’UE, di dieci importanti diritti, che sono stati chiaramente indicati dal Direttore della DG SANCO della Commissione europea, Testori Coggi:

  1. Diritto a ricevere assistenza in un altro Paese dell’Unione attraverso la Tessera di assicurazione sanitaria europea

  2. Diritto al rimborso delle cure fruite in uno Stato europeo diverso da quello di origine, alle condizioni specificate dalla Direttiva in materia

  3. Diritto a ricevere informazioni relative agli standard di sicurezza e qualità in vigore in tutti i Paesi dell’UE, da garantire non solo ai cittadini di altri Stati, ma anche ai residenti

  4. Diritto ad essere curati da professionisti qualificati in regola con i requisiti richiesti dalla normativa comunitaria

  5. Diritto ad ottenere una copia della cartella clinica dall’istituzione sanitaria che eroga la prestazione, anche al fine di garantire la continuità delle cure e la possibilità di essere seguiti da un medico di propria scelta, anche se le cure stesse sono successivamente fruite in un altro Stato

  6. Diritto ad ottenere una prescrizione medica riconosciuta come valida in tutti i Paesi dell’UE

  7. Diritto ad essere curati con farmaci efficaci e sicuri, autorizzati dagli Stati membri e dalla Commissione europea, prima di essere immessi sul Mercato Interno

  8. Diritto a fornire informazione sugli effetti secondari dei farmaci ritenuti da monitorare ulteriormente, contrassegnati da un triangolo nero

  9. Diritto ad essere trattati con dispositivi medici sicuri (dalle semplici bende alle apparecchiature più complesse), anche al fine di assicurare un rapito accesso alle tecnologie innovative

  10. Diritto a beneficiare di elevati standard di qualità per sangue, organi, tessuti e cellule.

Non si tratta di benefici trascurabili, eppure le organizzazioni dei pazienti puntano sempre più in alto! L’ospedalità privata europea potrà forse intercettare la crescente domanda di sanità in un relazione “win –win” con i pazienti anche di altri Stati membri.