News

APPROFONDIMENTI – Unione Europea: Dehospitalization in progress

di Enrico M. Andreoli* - 06.06.2013 15:12




Deistituzionalizzazione delle cure mentali.

Ecco il grande aim del Vecchio Continente, contenuto nel Rapporto di Mental Health Europe e Open Society Foundations «La mappa dell’esclusione, i servizi istituzionali e di comunità nel campo della salute mentale in Europa».

L’intento è quello di un progressivo spostamento dell’assistenza dei pazienti dai grandi ospedali psichiatrici o servizi istituzionali a forme di sostegno più autonome, come ad esempio la comunità, in quanto altre modalità di “dehospitalization” si traducono sovente in mere riproduzioni in scala inferiore delle soluzioni sovracitate in larga scala, come la c.d. “casa famiglia”.

Nel territorio europeo attualmente, circa 1,2 milioni di persone con disabilità risiedono in grandi istituzioni o in ospedali per lungodegenza. E questo contro le linee dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo l’organismo, infatti, tali ambienti rischiano di risultare deteriori per la salute mentale dei pazienti, in quanto a causa del loro isolamento e della “convivenza forzata”, non sono in grado di avere un controllo sulle proprie vite.

E in questi contesti i requisiti organizzativi prevalgono sui bisogni dei patients.

La chiave di volta è permettere alle persone con disagio psichico di vivere una vita piena attraverso un modo idoneo di fornitura del servizio.

Alcune ways alternative di “autogestione economica” vengono oggi attuate nel Regno Unito e in Germania, come il «personal budget» nell’ambito delle “comunità alloggio”.

Ma nel resto d’Europa permangono forme tutoriali restrittive, come il ricevere involontario o il trattamento forzato, sfociando talora in veri maltrattamenti e abusi, con danni permanenti e talora morte.

Margine di indipendenza quindi del malato che non esiste e contrasta con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD – Convention on the Rights of Persons with Disabilities), entrata in vigore nel 2008 e ratificata da 125 Stati nell’ottobre del 2012.

Passando ad una rassegna più analitica di dati, si rileva come in Europa il modello dell’ospedale psichiatrico sia ancora molto diffuso e spesso il ricovero per acuti si tramuta in lungo-degenza.

In Francia, il 19% dei 27.900 pazienti «psichiatrici di pubblici ospedali specializzati» vengono “ospedalizzati” fino a 5 anni, e il 23% per più di un quinquennio.

A Malta, il 43% dei pazienti è stato ricoverato per cinque o più anni.

In Bulgaria, il 30% dei pazienti per più di 3 anni, mentre il Belgio presenta oltre 13.000 “sejours” di lunga durata psichiatrica.

Solo 10 sono i Paesi nei quali il numero di persone con problemi di salute mentale riceventi sostegno a lungo termine nella comunità risulta maggiore rispetto a quello dei soggetti ricoverati in ospedali o istituzioni.

Nei rimanenti 18, il modello dominante è ancora quello dell’ospedale o dell’istituzione. Piccole minoranze utilizzano i servizi alternativi.

Ad esempio in Croazia, circa 4.000 persone ricorrono agli istituti di assistenza sociale, mentre solamente 75 persone usufruiscono delle sopracitate “comunità alloggio”.

Il modello della comunità è quindi il grande scopo e termine verso cui l’assistenza psichiatrica europea si sta lentamente dirigendo, al fine di conferire ai pazienti psichiatrici pari dignità sociale con il resto della popolazione.

The dehospitalization is slowly in progress.


*(Giurista sanitario)