News

APPROFONDIMENTO GIURIDICO - Corte Costituzionale, sentenza n.132 del 7 giugno 2013

Avv. Giuseppe De Marco - 12.06.2013 17:05

Illegittima la disposizione legislativa della Regione Campania sull’automatico accreditamento definitivo delle strutture sanitarie private fallite e rilevate da nuovi soggetti.

I nuovi proprietari di strutture sanitarie private fallite, e non più autorizzate, non possono chiedere e ottenere direttamente l’accreditamento definitivo sulla base del mantenimento dello stesso assetto organizzativo e tecnologico. Nel rispetto del decreto legislativo n.502/92, vanno sempre e comunque verificati sia il volume di attività, sia la qualità dei risultati.

È questa la motivazione con cui la Corte Costituzionale, con la sentenza in commento, ha bocciato la disposizione di una legge regionale della Campania, che consentiva l’accreditamento definitivo senza il rispetto della normativa di cui all’articolo 8-quater del decreto legisltaivo 30 dicembre 1992 n.502, e quindi in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute e con conseguente violazione dell’art.117 terzo comma della Costituzione.

La norma della legge Regione Campania 15 marzo 2011 n.4, in particolare, stabilisce, in deroga ai requisiti di legge per l’accreditamento definitivo, che ai soggetti che hanno presentato domanda di accreditamento e che in virtù di acquisto per il tramite del curatore fallimentare sono subentrati nella titolarità di strutture per le quali si è risolto il rapporto di provvisorio accreditamento con il SSR, la Regione possa concedere l’accreditamento definitvo, qualora all’esito delle verifiche effettuate dalle Commissioni ASL, risulti confermato l’assetto organizzativo e tecnologico della precedente struttura e il possesso dei requisiti uleriori per l’accreditamento definitivo.

La disposizione si pone in evidente contrasto con l’art.8-quater, comma 7, del d.lgs. n.502 del 1992. In questa norma, che costituisce la disciplina statale di principio, è previsto infatti che nel caso di richiesta di accreditamento da parte di nuove strutture o per l’avvio di nuove attività in strutture preesistenti, detto accreditamento può essere concesso, in via provvisoria, per il tempo necessario alla verifica del volume di attività svolto e della qualità dei suoi risultati, e che l’eventuale verifica negativa comporta la sospensione automatica dell’accreditamento temporaneamente concesso.

La Corte rileva che nell’ipotesi peculiare, di nuova attività in struttura preesistente, viene così introdotta una sostanziale variante alla struttura bifasica della procedura di accreditamento, consentendosi che i due segmenti dell’accreditamento provvisorio e dell’accreditamento definitivo possano realizzarsi in modo soggettivamente disgiunto, in quanto l’accreditamento provvisorio del soggetto la cui attività è cessata per fallimento viene posto direttamente in correlazione con quello definitivo che può essere concesso al soggetto subentrante che mantenga inalterato l’assetto organizzativo e tecnologico della precedente struttura e sia, ovviamente, in possesso dei requisiti per l’accreditamento.

Con ciò però, risulta irrimediabilmente impedita, nei confronti della nuova attività avviata nella struttura preesistente, la verifica per il tempo necessario del volume di attività svolto e della qualità dei risultati, quale invece stabilita dalla disciplina statale di principio, anche ai fini del riscontro di compatibilità dell’eventuale nuovo accreditamento con il fabbisogno regionale di assistenza.

Scarica: Sentenza Corte Costituzionale