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APPROFONDIMENTI GIUSLAVORISTICI – Sentenza Corte Costituzionale n. 107 del 22 maggio 2013

Avv. Sonia Gallozzi - 26.06.2013 17:03


Sonia Gallozzi



La Corte Costituzionale, con sentenza n. 107 del 22 maggio 2013, si è pronunciata in ordine alle modalità con cui deve essere adempiuto l’onere, incombente sul datore di lavoro, di indicare il nominativo del lavoratore assente nel contratto a tempo determinato stipulato per ragioni sostitutive.

La regola vorrebbe che, proprio a dimostrazione della genuinità della ragione sostitutiva addotta nel contratto, venga indicato il nominativo del lavoratore sostituito, regola, del resto, originariamente prevista nella legge n. 230/1962. Successivamente, il DLgs. n. 368/2001 è intervenuto disponendo un imprescindibile onere di indicazione della ragione del ricorso al contratto a termine, ma non del nominativo in sé nel caso specifico di sostituzione.

Sul punto, la giurisprudenza, sin dal 2001, ha assunto una posizione molto rigorosa, statuendo che, pur non prevedendo nulla, la norma, ai fini della legittimità del contratto a termine, occorreva comunque indicare il nominativo del dipendente sostituito, non costituendo “specificazione ai sensi di legge il mero riferimento all’esigenza di provvedere alla sostituzione del personale assente con diritto alla conservazione del posto, nemmeno ove integrato dal richiamo all’inquadramento di detto personale assente e all’area di riferimento” (Trib. Milano 14 ottobre 2004).

D’altronde, la stessa Corte Costituzionale, con sentenza n. 214 del 2009, stabiliva che “l’apposizione del termine è priva di effetto se non risulta direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma 1” fra cui, quindi, anche l’indicazione del soggetto da sostituire.

Tuttavia, questo orientamento è stato, nel tempo, attenuato dalla Corte di Cassazione che, pur riconoscendo l’autorevolezza della Corte Costituzionale, ha sancito la possibilità di non indicare in maniera specifica il nome del dipendente sostituito nei casi di particolare complessità aziendale (cfr. Cass. n. 10175/2010), adottando dunque, un certo grado di elasticità interpretativa in fattispecie complesse nelle quali il requisito dell’indicazione del nominativo del lavoratore da sostituire può e deve passare attraverso la specificazione di altri elementi oggettivi, comunque idonei a identificare i lavoratori da sostituire.

Alla stregua, dunque, di detto nuovo orientamento, il Tribunale di Trani ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, ritenendo che detto distinguo, ed ossia la complessità aziendale, produrrebbe una inammissibile discriminazione, con consequenziale violazione degli artt. 3 e 77 della Costituzione, tra lavoratori assunti a tempo determinato per ragioni sostitutive, ciò anche alla luce della circostanza che lo stesso D.Lgs. 368/01 non opera alcuna distinzione in merito alle dimensioni dell’azienda.

La Corte Costituzionale, ritenendo infondate le questioni di legittimità poste dal Tribunale di Trani, ha chiarito che, nelle grandi imprese e nei gruppi societari, in cui può essere non facile individuare fisicamente il lavoratore, è sufficiente indicare i criteri adottati per la sostituzione, che devono essere specifici e non equivoci, quali, a titolo esemplificativo, l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto dei medesimi alla conservazione del posto, stabilendo che si deve assicurare in ogni modo che la causa della sostituzione di personale sia effettiva, immutabile nel corso del rapporto e verificabile, ove revocata in dubbio”.

In ordine poi alla asserita violazione dell’art. 3 della Costituzione, la Corte ha specificato che tale interpretazione non comporta alcuna discriminazione rispetto ai lavoratori assunti a termine da piccole imprese, poiché il datore di lavoro deve sempre formalizzare in maniera rigorosa e per iscritto le ragioni sostitutive nella lettera di assunzione a tempo determinato. Sicché, in definitiva, a parere della Corte Costituzionale, la diversa modulazione del concetto di specificità dell’esigenza di supplire a personale solo transitoriamente assente non dà luogo ad un regime giuridico differenziato in base alla dimensione aziendale del datore di lavoro, specificando, altresì, che “la valutazione volta per volta della rispondenza delle ragioni sostitutive rappresentate per iscritto dal datore di lavoro all’onere di specificazione di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 368 del 2001 è necessariamente rimessa al prudente apprezzamento del giudice della singola fattispecie”.

Orbene, alla stregua di quanto testé esposto, e proprio in ragione dell’ampio potere discrezionale rimesso al Giudice in ordine alla valutazione dell’ottemperanza da parte del datore di lavoro all’onere di specificazione della ragione sostitutiva, è da ritenersi consigliabile, ove non sia particolarmente disagevole, prediligere l’indicazione nominativa dei lavoratori sostituiti all’indicazione dei criteri adottati per la sostituzione, così come indicati nella commentata pronuncia. E ciò al fine di evitare interpretazioni giudiziali che non ritengano sufficienti i criteri indicati dal datore di lavoro con consequenziale trasformazione da parte del Tribunale del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, con tutte le conseguenze del caso.