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APPROFONDIMENTI GIURIDICI – Romagna e Friuli Venezia Giulia: fuga a due sulla salita del Mor “Tir..Asl”

di Enrico M. Andreoli - 04.07.2013 11:51

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di Enrico M. Andreoli, Giurista sanitario



Riduzione delle ASL.

Questa è la tendenza improcrastinabile in atto in due ambiti territoriali virtuosi dal punto di vista della riorganizzazione sanitaria: Romagna e Friuli Venezia-Giulia.

Nella porzione orientale della Regione della Pianura Padana è stato avviato l’iter per il superamento di «doppioni e sprechi» della c.d. Area Vasta, con il riordinamento di piccoli ospedali, farmaci e liste d’attesa.

Questo è l’obiettivo del documento sottoscritto tra le conferenze territoriali socio-sanitarie regionali e l’Assessore alla sanità per giungere alla fusione delle quattro Aziende.

Il problema principale riscontrato negli ultimi anni è stata la mancata interazione “coordinata” delle attività non sanitarie.

Exempli gratia, la specializzazione di Rimini sul terzo livello dell’area materna-infantile non è stata accompagnata da una contemporanea diminuzione degli investimenti nella neonatologia di Cesena.

Altro paradigma è lo scostamento nella modalità di assistenza del 118 nei confronti del paziente infartuato, a seconda del territorio dell’Azienda presa in considerazione.

Una differenziazione che con il processo di “unificazione” è destinata a terminare.

Modello positivo è il laboratorio unico di Pievesestina, nel cesenate, il quale ha provveduto a riunire la totalità delle procedure di determinazione analitica in modo da fornire ai professionisti dati omogenei, divenendo altresì la c.d. “officina trasfusionale” della Romagna, un primato a livello nazionale con benefici conseguenti per le politiche del farmaco ed il governo delle liste d’attesa.

Attualmente le quattro ASL romagnole presentano costi di produzione di 2,2 miliardi di euro.

Costi che verranno diminuiti con l’istituzione dell’unica ASL a partire dal 1° gennaio 2014.

Nel frattempo nella Regione dell’estremo Nord-Est il SSR, a partire sempre dal prossimo mese di gennaio, avrà la seguente nuova struttura: tre Aziende sanitarie (anziché sei), forte riduzione di distretti e dipartimenti e mantenimento delle aziende ospedaliere.

Il criterio guida è l’integrazione ospedale-territorio e la continuità delle cure con una ridefinizione delle Aziende con nuove dimensioni demografiche e organizzative, conservando, ut supra, le Aou di Trieste, Udine e Pordenone e gli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

L’anno venturo sorgeranno l’Azienda Giuliano-Isontina, Friulana e per il Friuli occidentale.

La prima deputata a servire una popolazione di riferimento di circa 382mila persone, la seconda di 541mila e la terza di 315mila.

La rimodulazione prevede, come accennato in precedenza, anche il dimezzamento dei distretti, i quali dovranno avere una popolazione di riferimento superiore a 100 mila abitanti (oggi sono uno ogni 50mila).

In quest’ultimo caso però, la riforma è differita al 1° gennaio 2015, in quanto, previo parere di Province e Comuni, i Direttori Generali delle Aziende avranno tempo fino al 31 dicembre 2014 per la ridefinizione dell’ambito territoriale dei distretti.

Le due Regioni “fuggitive” (forse in grado anche solidalmente di “passarsi la borraccia” in modalità coppiana - bartaliana) hanno deciso di dare inizio allo scatto decisivo sulla salita che conduce al Passo del Mor “Tir..ASL”, una “tappa” fondamentale del Giro d’I-Taglia (che potremmo definire una “revisione di spesa tecnologica”, in questi tempi di innovazione e di expenditures più oculate).

Il peloton delle restanti Regioni italiane insegue, in attesa che emerga qualche altro “inseguitore” coraggioso.