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APPROFONDIMENTI GIURIDICI – L’obbligo per le strutture sanitarie private del Lazio di dotarsi di un modello organizzativo ai sensi del D.Lgs 231/2001

di Giuseppe Cannella  - 04.07.2013 13:34


Avv. Giuseppe Cannella dello Studio Legale Associato Lecis – Cannella – Grassi




La Regione Lazio, con Decreto del Commissario ad Acta del 9 maggio 2013 n. U00183, ha approvato lo schema tipo di contratto/accordo per la definizione dei rapporti giuridici ed economici tra le Aziende Sanitarie Locali e i soggetti privati erogatori di prestazioni sanitarie.

In considerazione della necessità di assicurare, ai fini dell’accreditamento, che le strutture sanitarie private garantiscano oltre ai tradizionali requisiti tecnologici, strutturali e organizzativi, anche requisiti minimi di affidabilità e onorabilità che elevino gli standard di qualità, il suddetto Decreto, all’art. 2, ha previsto che l’ASL, al momento della sottoscrizione del contratto, acquisisca dell’ente:

  • certificazione di iscrizione in CCIAA o al R.E.A.;

  • certificato generale del casellario giudiziario dei soggetti che hanno la rappresentanza legale della struttura sanitaria;

  • autocertificazione, da parte di ciascun socio persona fisica che possieda quote o azioni della struttura sanitaria, dell’insussistenza di situazioni di incompatibilità con lo svolgimento dell’attività prestata per il SSN.

  • dichiarazione circa l’osservanza della normativa in materia antinfortunistica, impiantistica e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, nonché circa l’avvenuta valutazione dei rischi nell’ambiente di lavoro e, in ogni caso, dell’adempimento a tutte le prescrizioni di cui di cui al Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Il medesimo articolo ha, altresì, previsto che la struttura sanitaria trasmetti all’ASL una dichiarazione attestante l’avvenuta adozione del Modello Organizzativo di cui al D.Lgs. 231/2001 in materia di prevenzione dei reati, ovvero l’adesione al Codice Etico adottato sulla base del modello proposto dalla Regione, allegato alla delibera, e l’impegno all’adozione di un proprio Modello Organizzativo entro la fine del 2014.

Tale novità normativa si inserisce nel quadro tracciato dal Legislatore nazionale in tema di responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato introdotta dal D.Lgs. 231/2001. Quest’ultimo prevede che l’ente risponde del reato commesso nel suo interesse o vantaggio da coloro che operano al suo interno a meno che lo stesso si sia dotato di un Modello Organizzativo, efficace ed effettivo.

L’adozione del suddetto Modello, sebbene come previsto dalla normativa nazionale sia assolutamente facoltativa e lasciata alla discrezionalità dell’ente, nel corso degli anni, soprattutto a livello regionale, è divenuta di fatto obbligatoria.

A titolo esemplificativo si ricorda l’esperienza della Regione Lombardia che ha anch’essa previsto per tutte le strutture sanitarie (private e pubbliche) l’obbligo di dotarsi di un Modello Organizzativo al fine di poter accedere all’accreditamento al sistema sanitario.

Il quadro così delineato dal Decreto in esame ha lo scopo di fornire un sistema strutturato ed organico di procedure organizzative e di controllo finalizzato a prevenire la commissione di condotte idonee ad integrare i reati contemplati nel D. Lgs. 231/01, nonché sensibilizzare tutti i dipendenti dell’ente all’adozione di comportamenti corretti e trasparenti in linea con i valori etici a cui si ispira la struttura sanitaria stessa nel perseguimento del proprio oggetto sociale.

È opportuno precisare, altresì, che in caso di mancata adozione del Modello e di accertamento della responsabilità dell’ente per gli illeciti di cui al D.Lgs. 231/2001, la norma prevede l’applicazione sia di una sanzione pecuniaria (fino a 1,5 Mln €) che, per determinati ipotesi, di una sanzione interdittiva che può consistere ad esempio nell’interdizione a vita dall’esercizio dell’attività, oppure nella sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito e anche al divieto di contrattare con la P.A., senza limiti di tempo.

La redazione del modello organizzativo di cui al D.Lgs. 231/2001 presuppone una preliminare mappatura delle cosiddette attività sensibili e una conseguente analisi dei rischi da queste derivanti, nonché l’implementazione – ove necessaria – delle procedure adottate dalla struttura. Elemento imprescindibile per l’efficacia del Modello è anche, l’istituzione di un Organismo interno all’ente che vigili sul funzionamento e sull’osservanza del Modello medesimo.

Parte di tali indicazioni sono peraltro, contenute nelle linee guida redatte dell’AIOP che, seppur tuttora valide, sono state redatte nel 2004 e, pertanto, non prendono in considerazione quelle fattispecie di reato che sono state successivamente introdotte nel D.Lgs. 231/2001 quali, ad esempio, quelle in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, i reati ambientali, e l’impiego di cittadini extracomunitari.

Tornando al Decreto n. U00183 della Regione Lazio, si osserva come la previsione secondo cui le strutture sono tenute a dotarsi entro il 2014 di un modello organizzativo, fornisce di fatto, il tempo sufficiente affinché una struttura sanitaria possa porre le basi per l’adozione di tale documento, il quale, oltre ad avere una funzione contrattuale nei confronti della regione, assume notevole rilevanza per gli aspetti giudiziari e di tutela delle singole società.

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