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APPROFONDIMENTI GIURIDICI – Il Fascicolo sanitario elettronico e le perplessità del Garante della Privacy

di Giuseppe De Marco - 16.07.2013 10:59


Avv. Giuseppe De Marco, Rappresentante in AIOP per Villa Giuseppina



Il Garante della privacy, in una lettera al Ministro della Salute del 9 luglio, esprime forti perplessità sulle modifiche apportate con l’art. 17 del decreto legge 21 giugno n.69 (c.d. decreto del Fare) alle disposizioni in materia di fascicolo sanitario elettronico (FSE), introdotte dal decreto legge n.179 del 2012.

La modifica in questione, consiste in un ampliamento del novero delle informazioni oggetto di trattamento per finalità diverse da quelle di cura. Il c.d. decreto del Fare ha infatti previsto che le Regioni e le Province autonome, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il Ministero della Salute possono perseguire le finalità di studio e ricerca scientifica, nonché di programmazione sanitaria e monitoraggio loro assegnate, anche con l’utilizzo dei documenti clinici dell’assistito presenti nel FSE.

Il Garante rileva che, per effetto della modifica normativa, verrebbe trattata dai Ministeri e dalle regioni una enorme, sproporzionata, mole di dati personali e sensibili delle persone (ricoveri, accessi ambulatoriali, referti, risultati di analisi cliniche, farmaci prescritti), che rappresenta un patrimonio informativo “pur prezioso per gli operatori sanitari nel momento in cui devono fare una diagnosi o prestare le cure mediche richieste, ma assolutamente sproporzionato per lo svolgimento di attività, quali quelle di ricerca scientifica o programmazione sanitaria”.

Pertanto, il Garante, nella stessa missiva al Ministro, fornisce indicazioni che ritiene necessarie per modificare la norma in questione, in modo da assicurare ai soggetti pubblici sopra citati un utilizzo selettivo delle sole informazioni veramente utili e pertinenti per il perseguimento delle finalità loro assegnate: “…l’articolo 12 del decreto n.179 potrebbe essere integrato con la previsione che il regolamento di attuazione di tale disciplina (art.12, comma 7, d.l.n.179/12), al quale è demandato di definire tra l’altro i contenuti del FSE, individui espressamente i documenti sanitari utilizzabili per finalità amministrative” e, aggiungerei, di ricerca.

Appare infatti discutibile che, per programmare e controllare, ad esempio, la spesa sanitaria le regioni o i Ministeri abbiano necessariamente bisogno di tutte le informazioni sanitarie dei pazienti, compresi i documenti prettamente clinici (si pensi alle risultanze diagnostiche radiologiche, o a quelle di analisi cliniche etc.), che una volta infatti erano esclusi.

Sarebbe opportuno fissare dei criteri di scelta dei dati effettivamente utili, allo scopo sia della ricerca epidemiologica, sia della programmazione sanitaria, nel rispetto appunto, della riservatezza dei dati sensibili degli assistiti.