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APPROFONDIMENTI GIURIDICI – Incostituzionale l'impignorabilità dei fondi ASL

di Enzo Paolini - 16.07.2013 11:10


Avv. Enzo Paolini


Accogliendo in pieno le argomentazioni che abbiano enunciato sin dal primo momento, nel 2011, la Corte Costituzionale ha dichiarato la incostituzionalità dell’art. 1 comma 51 della legge 13 dicembre 2010 n° 220 (quella, per intenderci, che aveva sancito il divieto di esecuzione per crediti vantati nei confronti delle ASP e che aveva, per di più, dichiarato estinti per legge i procedimenti esecutivi già in itinere).

Una normativa di stampo sudamericano degna di una classe politica squalificata ed incompetente che, invece di governare ed attuare le misure adeguate per abbattere gli sprechi ed alimentare i consumi, ha inteso brutalmente fare cassa (e l’ha fatta per quasi tre anni) trattenendo i soldi dovuti ai propri creditori.

Anche nell’ultima assemblea avevo denunciato questa incostituzionalità e l’arbitrio morale di uno Stato che, estraneo rispetto agli interessi dei cittadini nel momento della massima crisi, si presenta, con leggi del genere, come il loro primo nemico.

La Consulta – con sentenza n° 186 depositata il 3 luglio 2013 (Gallo presidente, Napolitano redattore) - condividendo totalmente le nostre censure ha affermato che “un intervento legislativo che di fatto svuoti di contenuto i titoli esecutivi giudiziali conseguiti nei confronti di un soggetto debitore, può ritenersi giustificato da particolari esigenze transitorie qualora, per un verso, siffatto svuotamento sia limitato ad un ristretto periodo temporale (sentenze n° 155 del 2004 e n° 310 del 2003) e, per altro verso, le disposizioni di carattere processuale che incidono sui giudizi pendenti, determinandone l’estinzione, siano controbilanciate da disposizioni di carattere sostanziale che, a loro volta, garantiscano, anche per altra via che non sia quella della esecuzione giudiziale, la sostanziale realizzazione dei diritti oggetto delle procedure estinte (sentenze n° 277 del 2012 e n° 364 del 2007)”.

Così non è stato e pertanto, la norma di cui parliamo si pone – ed è stata ritenuta – in contrasto con l’art. 24 della Costituzione in quanto “vengono vanificati gli effetti della tutela giurisdizionale già conseguita dai numerosi creditori delle aziende sanitarie precedenti nei giudizi esecutivi. Costoro, non soltanto si trovano, in alcuni casi da più di un triennio, nella impossibilità di trarre dal titolo da loro conseguito l’utilità ad esso ordinariamente connessa, ma debbono, altresì, sopportare in considerazione della automatica estinzione (o, nella versione precedente, della inefficacia) delle procedure esecutive già intraprese e della liberazione dal vincolo pignoratizio dei beni già asserviti alla procedura, i costi da loro anticipati per l’avvio della procedura stessa”.

In sostanza, come appariva evidente a chiunque, dotato di semplice buon senso, si fosse imbattuto in un “blocco” del genere, con la disposizione censurata, “il legislatore statale ha creato una fattispecie di ius singulare che determina lo sbilanciamento fra le due posizioni in gioco, esentando quella pubblica, di cui lo Stato risponde economicamente, dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria, con violazione del principio della parità delle parti di cui all’art. 111 Cost.”.

Gli effetti di questa pronuncia che ristabilisce regole di civiltà giuridica sono immediati e concreti. Ciascun creditore potrà riprendere o avviare le procedure esecutive sospese, estinte o ancora in “lista d’attesa” e perseguire, nelle forme e nei termini previsti dall’ordinamento, la esecuzione forzata dei crediti vantati nei confronti delle ASP e contenuti in titoli esecutivi.

É chiaro che uno degli effetti collaterali di questo cambio di scenario potrebbe essere – e sarà – la instaurazione di negoziati finalizzati alla definizione in via transattiva di posizioni sino ad oggi bloccate ma che hanno, nel frattempo, maturato gli interessi ex d.lvo 231/2002 (pari, lo ricordo, all’8% oltre il tasso BCE e che secondo l’orientamento ormai consolidato si applica anche ai crediti derivanti dalla erogazione di prestazioni sanitarie).

Ciò in quanto il mancato pagamento, protratto ingiustificatamente per tanto tempo sulla semplice base di un blocco delle esecuzioni, può presentarsi come danno erariale causato da chi abbia avuto responsabilità gestionali e decisionali in ordine ai compensi dovuti e maturati dai singoli creditori.-

Insomma, un buon risultato per AIOP dal punto di vista politico e giuridico, a dimostrazione che le buone ragioni vanno difese e rappresentate con perseveranza e rigore, senza lasciarsi disarmare o fiaccare da nessuno, neanche da chi governa senza avere ben chiaro cosa e come (o, forse, avendolo troppo chiaro, ma questa è una mia illazione).

Scarica: Sentenza n.186_2013.pdf