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APPROFONDIMENTI GIUSLAVORISTICI – Sentenza della Corte Costituzionale sulla rappresentanza sindacale

Avv. Sonia Gallozzi - 25.07.2013 13:38


Avv. Sonia Gallozzi



La Corte Costituzionale, nella camera di consiglio del 3 luglio 2013, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, 1° c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. “Statuto dei lavoratori”) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti, quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda.

Per commentare la pronuncia in maniera quanto più appropriata, bisognerà ovviamente attendere le motivazioni, anche se, allo stato, è comunque possibile trarre le prime conclusioni da un esame delle ordinanze di rimessione della questione alla Corte da parte diversi Tribunali.

Questi, infatti, concordando sul punto, hanno ritenuto rilevante, e dunque da sottoporre al vaglio dell’organo costituzionale, la questione sopra enunciata, assumendo che la norma, nella sua formulazione successiva al referendum del 1995, avesse adottato un criterio che prescindeva dalla misurazione dell'effettiva rappresentatività e dall'accesso e partecipazione al negoziato.

A parere dei giudici remittenti dunque, l’art. 19 dello Statuto evidenziava un’incoerenza normativa, laddove considerava il criterio selettivo di cui all’articolo 19 lett. b) (sottoscrizione di contratti collettivi applicati all’unità produttiva), quale unico presupposto per la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali, ritenendolo “indice inidoneo della effettiva rappresentatività delle associazioni sindacali, così da tradire la ratio stessa della disposizione dello Statuto, volta ad attribuire una finalità promozionale e incentivante dell’attività del sindacato quale portatore di interessi del maggior numero di lavoratori, che trova una diretta copertura costituzionale del principio solidaristico espresso dall’art. 2 Cost. nonché nello stesso principio di uguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell’art. 3 della Costituzione”.

Con la cennata decisione, la Corte Costituzionale ha proceduto ad un ulteriore modifica del preesistente assetto in materia dei requisiti selettivi che legittimano una organizzazione sindacale a costituire una RSA.

Invero, a seguito dell'esito del referendum popolare, acquisivano la rappresentatività indispensabile per costituire una RSA - e per godere delle altre guarentigie (assemblee, premessi, ecc.) previste dall'art. 19 della Legge n. 300 del 20/5/70 - solo quelle organizzazioni sindacali che avevano sottoscritto il contratto collettivo applicato in azienda.

L'assetto istituzionale così sancito dal referendum popolare veniva, però, poi modificato da un diverso approdo cui pervenne nel 1996 la Corte Costituzionale, che statuì allora che il concetto selettivo che consentiva ad un sindacato la costituzione di una RSA non doveva individuarsi solo nella firma del contratto collettivo applicato in azienda in quanto, a tale condizione, doveva necessariamente aggiungersi un altro elemento essenziale, che andava individuato nella partecipazione effettiva del sindacato alla trattiva che aveva proceduto la sottoscrizione del contratto.

Così operando, la Corte aveva allora statuito l'insufficienza del solo requisito formale della firma del contratto, (rimanendo però, questo necessario) essendo comunque indispensabile l'altro requisito sostanziale della partecipazione alla trattativa per essere legittimati alla costituzione della RSA.

Con quest'ultima decisione del 3 luglio 2013, la Corte Costituzionale, con una sentenza creativa di tipo veramente additivo, annullando la volontà popolare all'epoca espressa con l'esito del referendum su quale dovesse essere il requisito determinante che sanciva la rappresentatività di un sindacato - e quindi sul poter questi costituire una RSA, ha ritenuto sufficiente a tal fine la sola partecipazione alla trattativa, anche se manca la firma, diventando questa del tutto inutile e superflua per acquisire il requisito della rappresentatività.