Sedi Regionali e Provinciali

AIOP CALABRIA - Garantire qualità e tempestività ricorrendo al settore privato accreditato

 - 08.05.2013 12:14


Enzo Paolini

In una nota dell’ordine del giorno del Consiglio regionale della Calabria è stata ribadita la necessità di “Invertire la tendenza ragionieristica dei tagli lineari che ha prodotto in Calabria la grave emergenza sanitaria che è sotto gli occhi di tutti e garantire un servizio sanitario regionale che sia pienamente rispondente alle esigenze di cura e di salute dei cittadini, soprattutto di quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, che sono costretti a sbarcare il lunario per tirare a campare alla meno peggio e che spesso, rinunciano addirittura alle cure e all’assistenza sanitaria perché non possono permetterseli.

Obiettivo principale - come riportato sempre nella nota - è la riattivazione dell’esenzione dei ticket sanitari per le fasce di popolazione più bisognose. Vanno assunte quindi, misure necessarie atte ad assicurare a migliaia di calabresi, che spesso sono costretti a rinunciarvi per le pessime condizioni economiche in cui si dibattono, il sacrosanto diritto alla cura e alla salute. Una di queste è, senz’altro, la riattivazione dell’esenzione del ticket sanitario per le fase più deboli della popolazione.”

A sostegno di tale tesi, Enzo Paolini dell’Aiop, a seguito delle proteste dei sindacati dei pensionati ha dichiarato:

“Piena solidarietà al sindacato dei pensionati e a tutti i cittadini che hanno protestato dinanzi all’Asp di Cosenza per il disagio che provoca il malgoverno della sanità in città ed in Regione. Tempi di attesa lunghissimi e ticket impediscono ad una vastissima area sociale di poter usufruire del servizio pubblico”.

“Eppure volendo, le prestazioni, anche quelle “salvavita”, cioè Pet, Rmn, Tac, nonché gli interventi e gli esami, il cui fabbisogno attualmente non è soddisfatto, potrebbero essere erogate nell’ambito del servizio pubblico e senza aggravi di spesa per i cittadini.

Occorrerebbe una intelligente azione di governo finalizzata a garantire qualità e tempestività anche ricorrendo al settore privato accreditato, cioè quello controllato, con i requisiti e gratuito, laddove le strutture pubbliche non sono in grado di assorbire la domanda.

Mantenendo questo stato di cose dobbiamo necessariamente concludere che si vuole, consapevolmente, indirizzare l’utenza verso centri privati non accreditati, cioè a pagamento, della nostra e di altre città. E chi non ha i soldi aspetta.

Questa politica applica principi contrari a quelli ispiratori della riforma del nostro servizio sanitario: pubblico, gratuito ed universale su base solidaristica. In questo modo il servizio sanitario non è più pubblico, nel senso che indirizza verso altre forme di assistenza.

Non è più gratuito, dal momento che induce a chiedere prestazioni a pagamento e non è universale, perché eroga solo alcune prestazioni e non tutte quelle che richiedono i fabbisogni dei cittadini.

Tutto ciò – conclude Paolini - perché si dice che i fondi non sarebbero sufficienti. Ma la politica sanitaria fatta come se si gestisse una caserma butta soldi in un buco nero. Sono in grado di dimostrarlo e pronto a qualsiasi confronto pubblico sul punto.”