Sedi Regionali e Provinciali

AIOP SARDEGNA – Una disamina sull’attuale Servizio sanitario nazionale

di Andrea Pirastu - 26.06.2013 16:06


Andrea Pirastu




Al convegno tenutosi il 31 maggio 2013 sulla spesa sanitaria in Italia e in Europa abbiamo assistito a una positiva evoluzione di quello che avevamo già sentito lo scorso dicembre alla presentazione del libro “Ospedali e Salute”.

La presenza del dott. Emilio Floris, Senatore del PDL e della professoressa Nerina Dirindin, Senatrice del PD, hanno caratterizzato il dibattito ed è chiaramente emerso un nuovo atteggiamento degli esponenti politici nei confronti della Sanità privata accreditata.

La Senatrice Dirindin ha affermato più volte che il Ministero della Salute è stato in questi ultimi anni “governato” dal Ministro dell’Economia con tutte le conseguenze del caso, vedi spending review e/o tagli lineari.

Ma partiamo da un dato che credo sia condiviso da tutti: la Sanità è sempre pubblica, al servizio dei cittadini ed è erogata da soggetti pubblici e soggetti privati. Quindi si deve parlare di erogatori privati di un Servizio Pubblico.

In questi ultimi anni si è parlato troppo spesso di buco nei conti della Sanità, di contenimento della spesa, di tagli.

Possiamo lavorare per eliminare gli sprechi che rappresentano una buona parte della Sanità che non si vede e che è stata egregiamente raccontata in questi ultimi dieci anni nei dieci rapporti “Ospedali e Salute” presentati ogni anno dall’AIOP.

Ma i tagli non possono mai avere come obiettivo la domanda di salute che proviene dai cittadini. Non si può ridurre a budget l’attività di ricovero, perché questo porta ad avere in quasi tutte le realtà regionali la presenza di liste d’attesa che rendono la Sanità lontana dai cittadini.

Dobbiamo spendere di più e meglio per la Sanità e siamo confortati dalla circostanza che, come è stato ben evidenziato, la spesa sanitaria italiana in proporzione al PIL è inferiore, anche se di poco, alla media dell’Europa.

E questo riguarda anche la spesa sanitaria finanziata privatamente che, come constatato in Italia, pesa all’incirca due punti di PIL a differenza dei paesi dell’Eurozona che espongono un 2.7%.

Tutti questi dati sono ricavabili dall’interessante lavoro di analisi effettuato nel libro redatto dai bravissimi Mingardi e Pelissero.

Il cuore del problema è che nel settore sanitario una spesa pubblica relativamente contenuta non deve essere considerata una spesa efficiente; il problema piuttosto è di composizione e qualità della spesa. E la qualità si può tranquillamente sposare con il contenimento della spesa.

Noi privati accreditati siamo la testimonianza di questo principio documentato e provato da questi numeri che gli autori del libro ben evidenziano. La rete degli ospedali di diritto privato oggi in Italia appare di sostanziale rilievo: a fronte del 14.4% della spesa pubblica ospedaliera, essa fornisce il 26.9% delle giornate di degenza complessive e il 24.1% di tutti i ricoveri.

E voglio riportare anche i dati che riguardano la mia terra, la Sardegna, dove gli ospedali privati accreditati incidono sul 3% del bilancio regionale della Sanità, pur erogando il 15% delle prestazioni di ricovero.

Sono dati che si commentano da soli e sui quali dobbiamo tutti riflettere, ma soprattutto far riflettere chi ci governa che finora non ha avuto ben presenti questi concetti.

Quindi più erogatori privati per contenere la spesa pubblica.

Il caso Germania citato nel libro può diventare un modello, considerato che questo ultimo Paese dal 1996 al 2011 ha visto un aumento potenziale del numero degli ospedali privati for profit (+66%) a fronte di un calo sostanziale degli ospedali pubblici (-33.4%).

Nel rispetto rigoroso delle regole è quindi auspicabile che “le potenzialità dell’ intrapresa privata siano sfruttate al massimo grado per contenere e rendere più efficiente la spesa sanitaria”.

Quando oggi parliamo di sistema sanitario italiano dobbiamo fare un forte sforzo di sintesi, in quanto abbiano venti regioni con sistemi sanitari diversi anche se solo parzialmente.

Potremo parlare dei DRG e vedere che le stesse patologie sono retribuite economicamente con forti differenze dall’una all’altra regione. E ciò vale anche per i sistemi di controllo adottati per verificare l’appropriatezza dei ricoveri.

Questo arlecchino sanitario regionale si è spinto a mio avviso oltre ogni limite.

E questo vale anche per il disavanzo/avanzo sanitario pubblico pro capite cumulato per Regione. In proposito, sono significativi i dati che sono riportati nella tabella 4 (pagina 30) del libro. Rilevante è poi il dato riportato che vede tre Regioni, Lazio, Campania e Sicilia rappresentare il 69% del disavanzo 2010. Il disavanzo cumulato dal 2001 al 2010 deve essere uno stimolo per far sì che i sistemi sanitari regionali diventino omogenei.

E in tal senso si avvertono anche delle differenze per quanto concerne i tempi di pagamento da parte delle ASL delle prestazioni erogate. Vorrei in questa sede citare la Regione Sardegna che fino a dieci anni fa arrivava a pagare la Case di Cura accreditate dopo trecento giorni. Oggi, e questo avviene da circa tre anni, le ASL Sarde pagano le Case di Cura a 60 giorni. Ciò significa che è possibile migliorare quando i problemi si affrontano con una corretta programmazione delle risorse disponibili.

Bisogna nominare ai vertici delle ASL come direttori generali, amministrativi e sanitari le migliori eccellenze, facendo in modo che i partiti politici designino in tali ruoli persone serie e competenti. E questo dobbiamo farlo per riavvicinare i cittadini che, spesso come è ricordato nel libro, vedono una gestione “poco imprenditoriale e ancora troppo politicizzata” del sistema sanitario.

Alcune parole sulla spending review, un termine che in Italia è stato usato in quest’ultimo anno strumentalmente e senza criterio. Parlo in particolare dei tagli lineari alla spesa sanitaria che ha visto mietere vittime tra i privati accreditati e determinare un incremento delle liste d’attesa.

La spending review applicata ai privati accreditati determina un incremento della spesa sanitaria, in quanto come egregiamente è sintetizzato nel libro, si verifica un trasferimento di una parte delle domande di prestazioni da erogatori privati pagati a tariffa e erogatori pubblici tuttora pagati a costi. In questo caso tutti gli erogatori pubblici in disavanzo (praticamente tutti) incrementano il loro disavanzo.

Altro aspetto della spending review è rappresentato dalla maldestra applicazione della stessa, a livello regionale, per l’anno 2012. Abbiamo assistito a provvedimenti alquanto fantasiosi destinati a incrementare un contenzioso giudiziario che poteva essere evitato. Mi riferisco in particolare alla illegittima pretesa di operare sui conti con effetto retroattivo.

Voglio concludere queste mie riflessioni auspicando che questo governo possa realmente restaurare una riforma organica del sistema sanitario che sfrutti al massimo i privati accreditati attenuando l’antieconomico concetto di budget che incatena l’ospedalità privata e mortifica lo spirito imprenditoriale.

Le ricette indicate nel libro quando si parla di riforma da restaurare devono essere approfondite e considerate un faro per l’attuale governo.

Quindi in sintesi:

  1. Fornire una risposta celere e totale ai bisogni sanitari della cittadinanza;

  2. Selezione rigorosa di coloro che governano la Sanità ai vari livelli;

  3. Garantire maggiormente la libertà di scelta del cittadino del luogo dove farsi curare;

  4. Ristrutturazione della rete ospedaliera sia sotto il profilo delle tecnologie sia sotto il profilo edilizia;

  5. Controlli sull’appropriatezza dei ricoveri nel pubblico e nel privato da parte di una autorità terza.

La prima sfida può essere quella di iniziare per l’appunto a controllare l’appropriatezza dei ricoveri nel pubblico. Se effettuato con le stessa modalità che vengono utilizzate in alcune Regioni, il risparmio sarà notevole e parlo di miliardi di euro per intenderci.